Nella versione italiana della Bibbia, approvata ufficialmente dai nostri Vescovi nel 2008, la penultima richiesta del Padre Nostro suona così: «E non abbandonarci alla tentazione». Questa “nuova” traduzione fu subito messa nel Lezionario romano e anche nel Lezionario ambrosiano (il Libro della Liturgia della Parola, delle Letture durante la S.Messa) ma non è ancora entrata nel Messale romano ed anche nel Messale ambrosiano (il Libro che il sacerdote usa per la celebrazione eucaristica) in attesa della nuova edizione.

Che è successo lo scorso novembre?

I nostri Vescovi italiani hanno approvato l’edizione italiana rinnovata del Messale romano. Ora, prima di poterlo usare nelle celebrazioni occorre (come prevede la prassi canonica) la conferma della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Tra gli elementi approvati c’è anche il mutamento da «e non ci indurre in tentazione» a «e non abbandonarci alla tentazione» della preghiera del Padre Nostro e l’inserimento di «anche» («come anche noi li rimettiamo») nella richiesta immediatamente precedente. Così, quando avverrà questa “conferma”, il Messale si uniformerà al Lezionario e andrà a modificare la stessa recitazione della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa.

La motivazione che sta alla base di questo “cambiamento”, è proprio il desiderio di superare un possibile fraintendimento del testo finora in uso, che papa Francesco ha riassunto così: «Non è Dio che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito».

 

E adesso che facciamo? Perché non preghiamo così il “Padre Nostro”?

Fino a quando la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti non confermeranno l’entrata in vigore della nuova edizione del Messale romano (e per noi ambrosiani del Messale ambrosiano) si continuerà a pregare il Padre Nostro con il testo attualmente in uso («e non ci indurre in tentazione»). Non è fissata, al momento, una data certa; forse si dovrà aspettare anni.

 

Ma sono stato alla Cresima in quella parrocchia e là si dice già il Padre Nostro “rinnovato”?

Non è corretto. “Non è corretto” perché la preghiera liturgica è preghiera ecclesiale (non solo “mia” o “tua”, in base ai propri gusti).  “Preghiera ecclesiale” che dice l’unità e la comunione di tutti i fedeli. Giustamente l’Ufficio liturgico della nostra Diocesi, nei giorni scorsi, ha dato questa comunicazione ufficiale: “a nessun singolo sacerdote e a nessuna singola comunità (parrocchia, comunità religiosa, gruppo, associazione, movimento, ecc) è data facoltà di introdurre la nuova versione prima della promulgazione ufficiale del Messale rinnovato. Ciò infatti potrebbe alimentare inutili stridori (= rumori sgradevoli a sentirsi) sia all’interno delle comunità, sia tra le comunità”.

A volte, soprattutto negli ambienti ecclesiali, purtroppo, a volte, negli ambienti ecclesiali facilmente lo zelo precede la comunione.

Ora, in attesa del “via” (che ci verrà comunicato) a recitare la “preghiera di Gesù” con questa nuova formula (durante la S.Messa, ma non solo..), è buona cosa continuare a far comprendere a tutti, piccoli e grandi, in parrocchia ed in famiglia, il significato del cambiamento annunciato, così che, al momento opportuno, siamo tutti pronti.

 

Per ora, carissimi, buona preghiera!

Don Massimo

“Signore insegnaci a pregare” (Lc 11,1). Egli ha dato il più semplice e profondo contenuto alla sua preghiera: il “Padre Nostro” (San Giovanni Paolo II)

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