martedì, Settembre 29, 2020

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Non è tempo di dormire perché il paradiso non è fatto per i poltroni!

E ora il cammino riprende. Non ch’esso si sia mai interrotto; semplicemente dopo un anno con voi, levo la mia povera tenda e parto, verso una nuova destinazione.

Mi consolano le parole del caro amico nel cammino, san Filippo Neri: “Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto per i poltroni”. Ma ritengo difficile poter condensare in poche righe le emozioni che porto dentro nel salutare Cassina De’ Pecchi, che in questo anno è stata il mio accampamento.

Ripenso ai volti, nomi, storie incontrati e benedico Dio per quanto queste relazioni sono fiorite col tempo. Le relazioni più belle e più vere non nascono in qualche giorno: nascono, crescono e fioriscono con il tempo, con il passare delle stagioni, per poter raccogliere confidenze, benedire Dio per i passi che l’altro compie, passi che hanno il sapore di unicità.

Certamente nella mia tenda, una capanna di nuvole e di stelle, porterò la gratitudine per gli incontri fatti, per l’entusiasmo gustato soprattutto questa estate al Passo del Tonale, con i ragazzi, le ragazze, gli adolescenti e gli educatori giovani (tutti loro sono stati di esempio e di testimonianza per me, per la loro vitalità e freschezza, la loro gioia e il loro entusiasmo reale, puro, onesto) per le serate in cui abbiamo alzato lo sguardo a contemplare il firmamento, intessuto da mani sapienti. In cui abbiamo riso e scherzato, in cui ci siamo lasciati accompagnare dal Signore e dal Suo Amore, in cui abbiamo riempito gli occhi di bellezza, quella bellezza che tutti noi dobbiamo riconoscere di essere, quella bellezza che il mondo ha bisogno per esserne nutrito, perché: “La bellezza è nello sguardo di chi ama”. Ripenso ai tanti incontri fatti in oratorio, alle amicizie con le più varie fasce d’età nate, alla testimonianza silenziosa di tante persone che hanno a cuore la Comunità e che si prendono cura non solo dei luoghi, ma anche delle persone.

Porterò con me la testimonianza vera e forte di una comunità, che sa essere grata per quelle persone che hanno camminato con voi, come don Michele, o che hanno camminato assieme a voi e vivono già la Pasqua eterna in cielo: don Bruno, don Giuseppe, Matteo, Lorenzo, Antonio, Tarcisio.

Nelle notti stellate, alzerò lo sguardo a benedire Colui che è “mio rifugio e mia fortezza” (Sal 90) per la testimonianza dei vostri preti: per l’entusiasmo di don Massimo, la paternità di don Fabio, la semplicità di don Bangaly, l’umiltà di don Silvio. Sono grato per aver incontrato uomini felici di essere preti, uomini innamorati del Signore e della propria Comunità, veri testimoni del Risorto con la loro disponibilità e la loro infaticabilità. Tanto ho imparato da loro, da ciascuno di loro, a crescere e a far fiorire e non perdere l’entusiasmo, la gioia cristiana, quella che anche nelle avversità, anche nei momenti difficili non fa perdere la pace interiore, che è la certezza che il Signore cammina con noi, che ci ama così come siamo e per quello che siamo.

Alla gratitudine per i preti, non posso non essere grato al Signore anche per aver incontrato colei che definisco una donna di “infaticabilità apostolica” – per usare un’espressione di don Michele – che è suor Alessandra: anche a lei la mia gratitudine per la sua testimonianza di donna e consacrata operosa, generosa, felice, sempre col sorriso in volto.

Permettetemi di chiedere perdono per le mie mancanze, per i miei ben evidenti difetti (come la dieta mai riuscita!). Chiedo a ciascuno di accompagnare me e i miei compagni con la preghiera: ritengo la preghiera la forma più vera e sincera di vicinanza che possiamo regalare a una persona. Io ogni giorno vi penso, ogni giorno penso a ciascuno di voi, ogni giorno vi affido nella preghiera. Riprendo allora con gioia e con serenità il mio cammino, verso una nuova destinazione, con una certezza che mi rende allegro: ho ricevuto molto di più di quanto io potessi donare.

Un abbraccio, di vero cuore, vostro  

Pietro Solinas

Domenica 13 settembre
Ore 10.00 in SMA
S.Messa di saluto al seminarista Pietro

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