La famiglia: come sentinella che scruta nella notte con sguardo rinnovato

25

E’ già passato quasi un anno dall’inizio della pandemia e ci apprestiamo così a vivere questa Festa della Famiglia in una situazione che mai avremmo immaginato.

Niente tradizionale pranzo in oratorio o ritrovi familiari con parenti e amici… Il cuore e la mente quasi affollati da parole, immagini, situazioni, preoccupazioni, dolori, sofferenze, ecc., causati da questo nemico invisibile, che ha convissuto con noi tutti, in un modo o in un altro, e segnato la nostra quotidianità, lasciandoci con un forte senso di vulnerabilità e impotenza.

Come allora vivere questa Festa della Famiglia 2021, con quale spirito? Come viverla alla luce della fede e delnostro desiderio di essere veramente “famiglia di Cristo” e non semplicemente “famiglia cristiana”.

L’esperienza familiare vissuta in questo tempo ci porta a rispondere: “Con uno sguardo nuovo, rinnovato”.

Quello sguardo, dietro la mascherina (vengono subito alla mente quegli scambi di sguardi tra pazienti gravi Covid, medici e infermieri visti alla televisione), di cui noi tutti siamo e siamo stati soggetto e oggetto e che rimane forse, in questo momento, il modo di comunicazione più umano, immediato e possibile.

Viene alla mente il testo di Isaia 21,11 “Sentinella , quanto resta della notte?” […] “Viene il mattino, poi anche la notte”. La sentinella deve infatti affidarsi soprattutto alla vista e allo sguardo per vedere nella notte.

La “notte” è una realtà e va riconosciuta come tale. Lo stiamo sperimentando ora più che mai; e così lo è anche “il mattino”, seguito da un’altra notte.

Ci è chiesto così di essere sentinelle, in attesa e pronte a scrutare e cercare nella notte la presenza del Signore che sicuramente viene e verrà.

Come tradurre questo nei nostri contesti familiari più quotidiani e comuni? Come vivere in questo momento quella Speranza cristiana a cui tanto ci richiamano i nostri vescovi e il Papa facendo riferimento al versetto di San Paolo (Rm 12,12) “Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”? (Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia).

La nostra esperienza attuale di famiglia è soprattutto quella di chiedere quotidianamente nella preghiera la capacità di avere uno sguardo rinnovato, che sappia riconoscere nelle piccole cose, che l’oggi ci presenta, le più preziose; perseverando nel cercare, nonostante tutto e pur nella fatica, la Sua presenza.

Questo tempo della pandemia ci ha fatto infatti capire ancora di più come tante cose che forse davamo per scontate sono in realtà dei doni grandi e, tra questi, soprattutto le relazioni.

Quello della famiglia (anche in senso più ampio) rappresenta sicuramente uno dei doni più grandi, insieme a tutte le altre relazioni che intorno ad essa prendono forma. Anche Dio, in Gesù, ha desiderato essere accolto dall’amore di un papà e di una mamma e vivere in una famiglia.

Stiamo poi  riscoprendo  maggiormente  l’appartenenza a una famiglia più grande: quella dell’umanità; l’essere “famiglia di famiglie” chiamati, come ci ha ricordato Papa Francesco nell’ultima  enciclica  “Fratelli  Tutti”, a vivere la fraternità (nel riconoscerci tutti figli di Dio Padre) e non semplicemente la fratellanza.

A partire da uno sguardo rinnovato sulla nostra famiglia, che conduce alla gratitudine per ogni gesto, parola e segno d’amore, ci viene chiesto di spingere il nostro sguardo “oltre”; come il “nuovo” segno di pace che ci scambiamo durante l’Eucarestia che, se vissuto non  solo come limitazione, può essere visto anche come un richiamo spirituale a guardare sempre più in là, dove Dio desidera farsi trovare, anche in modi, luoghi e tempi per noi inaspettati.

Emiliano e Mikiko
(con Francesco, Maria Chiara e Cecilia)