“Gesù si sarebbe vaccinato”?

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E’ stata la domanda che una fedelissima nostra parrocchiana mi ha rivolto, terminata la S.Messa, quando ha sentito che giovedì 2 dicembre ho fatto la mia terza vaccinazione al San Raffaele a Milano e si stava chiacchierando del più e del meno in Sacrestia.

Sinceramente non ho saputo rispondere subito all’interrogativo anche se mi piace cogliere questa provocazione e guardare la vita di Gesù come mi è stato dato modo di conoscere e di “frequentare” (senza voler peccare di presunzione).

Premetto (e ci tengo a sottolinearlo) che non sono un biblista, né un teologo e neppure un Vescovo ma un semplice “Parroco della Martesana” come mi piace a volte definirmi nel rileggere alcuni momenti del vissuto pastorale. Quindi non voglio rispondere banalmente con un categorico “No” o un altrettanto deciso “Sì” (strettamente in ordine alfabetico) alla domanda della mia parrocchiana ma desidero, con voi, condividere alcuni pensieri sorti in me da questo incontro.

Anzitutto Gesù è “vero uomo e vero Dio” come pronunciato al IV Concilio Ecumenico di Calcedonia (431 d.C.) e come oggi professiamo alla domenica (e in ogni Liturgia di Festa) durante l’Eucarestia. E la sua umanità mi ha sempre colpito. Già il solo “inizio” (che a Natale celebriamo) di un Dio che si fa uomo nella povertà e nell’umiltà, dice molto a riguardo.

Gesù è Signore, è Figlio di Dio ed ha compiuto molti segni che hanno rivelato e messo in evidenza la propria divinità. Nello stesso tempo, i Vangeli ci mostrano come Gesù abbia vissuto in pienezza anche la sua umanità, “fratello tra fratelli”. Gesù di Nazareth è un uomo vero, non è Dio che fa finta di essere uomo. Vive davvero la nostra umanità, dalla nascita fino alla morte.

Gesù è nato a Betlemme (perché c’è stato un Censimento… se non sbaglio) ed è cresciuto a Nazareth partecipando alla “vita nascosta” della sua gente, della propria famiglia per quasi 30 anni. Ha imparato una lingua e una cultura, quella ebraico – aramaica del suo tempo, come ogni bambino, adolescente del suo tempo. Pensate un po’, è stato circonciso. Ha partecipato alla preghiera in Sinagoga e ai vari pellegrinaggi della tradizione del suo popolo. Anche lui ha ubbidito e disobbedito ai suoi genitori. Ha provato amarezza e gioia, ha pianto e ha avuto paura e ha sperimentato l’amicizia, l’ospitalità, la condivisione della festa.

Un aspetto della sua umanità che mi ha sempre affascinato è la solidarietà con l’uomo, con la nostra umanità.

Mi son sempre chiesto: perché mettersi in fila al fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni Battista quando lui era “Figlio di Dio”? Perché condividere questa attesa con i peccatori, i mascalzoni, i ladri, i delinquenti desiderosi di convertirsi e cambiare vita? Perché accettare di essere processato, flagellato, incoronato di spine, inchiodato alla Croce e morirci sopra? Perché soffrire accanto all’uomo?

Perché? … Perché?

Per me è semplice: perché è stato solidale, fino in fondo, con l’umanità, con l’uomo di ieri e oggi.

Poi c’è una sua affermazione che ha suscitato in me sempre tanta curiosità, fin da quando ero adolescente: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt 22,21). Non nascondo che mi torna in mente il famoso binomio di Don Bosco che diceva: “onesti cittadini e buoni cristiani”.

Infine un altro tratto di Gesù che mi ha sempre affascinato è il suo incoraggiamento a tirar fuori il meglio (un esempio fra tutti è la parabola dei talenti). Questo non per dire che l’uomo debba sostituirsi a Dio ma che debba mettere a fuoco ogni capacità, i suoi talenti, tutti suoi doni (che poi provengono da Lui).

Allora, “Gesù si sarebbe vaccinato”?

Io, una risposta ce l’ho, ma è mia, in base al cammino che ho fatto e sto facendo, aiutato anche dalla fiducia per chi (diversamente da me) ha dei talenti particolari e nel vivere il mio cammino di fede nella Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica” con riferimenti ben precisi nelle mie scelte di uomo, di credente e di prete.

Buona riflessione!

Don Massimo