{"id":19661,"date":"2024-11-15T09:06:55","date_gmt":"2024-11-15T08:06:55","guid":{"rendered":"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/?p=19661"},"modified":"2024-11-15T09:06:56","modified_gmt":"2024-11-15T08:06:56","slug":"una-visione-per-la-chiesa-per-lavvento-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/2024\/11\/una-visione-per-la-chiesa-per-lavvento-di-dio\/","title":{"rendered":"<strong>Una visione per la chiesa per l\u2019Avvento di Dio<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de\u2019 Pecchi,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>all\u2019inizio dell\u2019Avvento vorrei condividere con voi questo testo di un parroco di Milano che ha letto ad un corso di formazione. Penso che possano essere parole che ci aprono il cuore e la mente ad un cammino di fede attiva che riconosce di attendere Dio nell\u2019oggi della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuello che manca alla chiesa oggi \u00e8 proprio una visione. Non servono programmi, strategia di riconquista di posizioni e di privilegi. Non serve il desiderio di ricomporre un mondo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, serve una visione. Mi sembra che questa \u201cscena originaria\u201d che vede Ges\u00f9 tra i discepoli e le folle, possa offrire gli elementi essenziali di una visione che ispiri nel nostro tempo, che offre una speranza per il destino della fede oggi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/wp-content\/uploads\/avvento-nativita.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/wp-content\/uploads\/avvento-nativita.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-19662\" width=\"361\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/wp-content\/uploads\/avvento-nativita.png 580w, https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/wp-content\/uploads\/avvento-nativita-300x200.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 361px) 100vw, 361px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Come all\u2019inizio del ministero di Ges\u00f9 <strong>dobbiamo imparare a camminare nella storia in compagnia degli uomini,<\/strong> senza poter contare su privilegi e istituzioni forti, ma \u201cspogliati\u00bb\u201d, pellegrini (pellegrini di speranza \u00e8 l\u2019icona del giubileo suggerita da papa Francesco) che incontrano uomini e donne, persone spesso ferite dalla vita, gravate da pesi, segnati da fallimenti e colpe che sembrano imperdonabili\u2026 Ges\u00f9 raccoglie attorno a s\u00e9 un manipolo di discepoli, non troppi non tanti, dodici o settantadue, quelli che bastano, e con essi si fa vicino alle folle. Non per incrementare la propria compagine, ma per annunciare i segni del regno di Dio che si fa vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo: ai discepoli Ges\u00f9 sembra indicare figure della fede inedite. I discepoli non devono solo annunciare il Regno, guarire i malati, liberare i prigionieri, ma apprendere essi stessi la fede dagli incontri che Ges\u00f9 mostra loro. I peccatori \u2013 come Levi o la donna invitata dal fariseo Simone \u2013 gli stranieri e i pagani \u2013 come la cananea o il centurione che intercede per suo figlio, come l\u2019indemoniato di Genezaret \u2013 i pubblicani come Zaccheo o gli eretici come la Samaritana\u2026 diventano figure della fede, di <strong>quella fede elementare che ridona il coraggio di vivere, di riprendere in mano la propria vita come unica, come il luogo dove Dio si fa vicino.<\/strong> Non si tratta di riportare tutti questi incontri, ad una fede \u201cconfessante\u00bb\u201d, \u201cdiscepolare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sar\u00e0 anche chi verr\u00e0 chiamato a seguire il Maestro come discepolo \u2013 dodici o settantadue, quelli che servono e che bastano, perch\u00e9 gli operai sono e saranno sempre pochi \u2013 ma la maggior parte di loro saranno invitati semplicemente a tornare alla vita, a casa, capaci di vivere nella speranza che la fede ha acceso loro in cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa pu\u00f2 significare quest\u2019abbozzo di \u201cvisione\u201d per la nostra azione pastorale? Non lo so di preciso, ma penso che debba liberarci dall\u2019ansia di far \u201ctornare le persone in chiesa\u201d, dei numeri, dell\u2019appartenenza ecclesiale\u2026 e piuttosto <strong>renderci pi\u00f9 attenti agli incontri personali della vita, dove \u201cda persona a persona\u201d, possiamo imparare da Ges\u00f9 quella \u201csantit\u00e0 ospitale\u201d che riaccende la fede.<\/strong> Una pastorale pi\u00f9 libera dalla preoccupazione dell\u2019istituzione, e pi\u00f9 attenta agli incontri personali, l\u00e0 dove la vita apre quelle \u201cfaglie\u201d che possono diventare dei nuovi inizi. <strong>Impareremo a lasciarci sorprendere dalla fede che lo Spirito suscita ancora nel cuore degli uomini<\/strong> e delle donne, e potremmo trovare occhi nuovi per vedere i segni di una speranza che non muore, i gemiti di un parto che tiene viva la storia\u201d. <em>(don A. Torresin, parroco nella parrocchia di San&nbsp;Nicolao della Flue a Milano)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Don Luigi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de\u2019 Pecchi, all\u2019inizio dell\u2019Avvento vorrei condividere con voi questo testo di un parroco di Milano che ha letto ad un corso di formazione. 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