{"id":2390,"date":"2011-02-28T16:33:27","date_gmt":"2011-02-28T15:33:27","guid":{"rendered":"http:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/?p=2390"},"modified":"2013-01-25T22:04:46","modified_gmt":"2013-01-25T21:04:46","slug":"notizie-dal-gruppo-missionario-n-68","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/2011\/02\/notizie-dal-gruppo-missionario-n-68\/","title":{"rendered":"Notizie dal gruppo missionario n. 68"},"content":{"rendered":"<p>Dal sito di Peacereporter, 17\/01\/2011<\/p>\n<h1>\u00a0<a href=\"http:\/\/it.peacereporter.net\/articolo\/26363\/Sud+Sudan%2C+rischio+effetto+domino\">Sud Sudan, rischio effetto domino<\/a><\/h1>\n<p><strong>di <em>Alberto Tundo<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Canti e balli a Juba per l&#8217;esito di un referendum che al di l\u00e0 del risultato suggella un principio che potrebbe essere reclamato altrove<\/strong><\/p>\n<p>Lo storico strappo si \u00e8 consumato pacificamente, con un\u00a0<strong>referendum<\/strong><strong> <\/strong>durato una settimana. Il Sud Sudan ha scelto la <strong>secessione<\/strong>\u00a0in modo netto e inequivocabile.<\/p>\n<p>I risultati definitivi verranno annunciati solo il 14 febbraio ma le prime cifre non lasciano spazio a dubbi.\u00a0<strong>Altissima l&#8217;affluenza<\/strong>, l&#8217;80 per cento in media (al nord ha votato pi\u00f9 o meno un elettore su due, ndr), il 95% a Juba, la capitale del nuovo stato. (&#8230;)<\/p>\n<p>Da sabato sera, gli abitanti del sud festeggiano, si segnano con la croce, si genuflettono davanti ai tabernacoli e ai memoriali dedicati a\u00a0<strong>John Garang<\/strong>, l&#8217;ex ufficiale dell&#8217;esercito diventato l&#8217;eroe dell&#8217;indipendenza, colui che con\u00a0<strong>Omar al Bashir<\/strong>, il presidente sudanese, firm\u00f2 quel\u00a0 <em>Comprehensive Peace Agreement<\/em>\u00a0che mise fine ad una <strong>guerra civile<\/strong> di 22 anni e oltre due milioni di morti e che prevedeva appunto un referendum con cui il sud, nero e cristiano, avrebbe potuto dire addio al nord arabo e musulmano. Era il 9 gennaio 2005.<\/p>\n<p>Garang mor\u00ec poche settimane dopo, in un incidente aereo, senza aver tempo di vedere il compimento di ci\u00f2 per cui si era battuto. La sua eredit\u00e0 l&#8217;ha raccolta\u00a0<strong>Salva Kiir Mayardit<\/strong>, uno dei vice di al Bashir a Khartoum, presidente del Sud Sudan e leader del\u00a0<strong><em>Sudan People&#8217;s Liberation Movement<\/em><\/strong>, che dalla cattedrale cattolica di Juba ha invitato la sua gente a <strong>perdonare gli ex nemici <\/strong>per la repressione, le morti e le torture.<\/p>\n<p>Sembrerebbe essersi chiuso un fronte ma altri ne restano aperti ed altri ancora potrebbero aprirsi a catena, nel Paese e anche fuori dai suoi confini.\u00a0<strong>Juba e Khatoum<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>non hanno ancora risolto le dispute<\/strong>\u00a0sugli stati del Nilo Blu e del Kordofan meridionale ma soprattutto quella su Abiyei la regione petrolifera a cavallo della\u00a0frontiera\u00a0in cui era previsto un referendum a parte per decidere se far parte del nord o del sud. Tutto rimandato in tutte e tre le aree.<\/p>\n<p>Il sud se ne va con tutto il suo petrolio, coltivando gi\u00e0 progetti riguardanti\u00a0<strong>una pipeline tra Juba e Lamu<\/strong>, in Kenya, lasciando al nord speranze circa una produzione autonoma da sviluppare da giacimenti individuati nel mar Rosso e con una serie di grane.<\/p>\n<p>Il <strong>primo fronte caldo \u00e8 il<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>Darfur<\/strong>, grande regione dell&#8217;ovest del Paese, per anni martoriata da una guerra civile che dal 2003 ha fatto <strong>300 mila morti<\/strong> e quasi <strong>tre milioni di sfollati<\/strong>. A Doha in Qatar la mediazione tra il governo e il principale gruppo di rebelli, il J<strong>em (<\/strong><em><strong>Justice and Equality Movement<\/strong><\/em><strong>)<\/strong>\u00a0prosegue stancamente, con la guerriglia che dopo aver abbandonato il tavolo di pace ha fatto capire di essere disposta a negoziare una\u00a0sospensione delle ostilit\u00e0; stando attenta a non cedere troppo, per non essere superata dal\u00a0<strong><em>Justice and Liberation Movement<\/em><\/strong>, un&#8217;alleanza di una decina di gruppi armati gravitanti intorno all&#8217;orbita libica e a quella etiope, pi\u00f9 recalcitranti. Problemi anche nel nordest del Paese, dov&#8217;\u00e8 attivo un blocco di milizie tribali, l&#8217;<strong><em>Eastern Front<\/em><\/strong>, che chiede una ridistribuzione delle rendite petrolifere a vantaggio delle trib\u00f9 insediate nell&#8217;area, che coincide con gli stati del Mar Rosso, Kassala e Al Qadarif.<\/p>\n<p>Il gruppo ha minacciato pi\u00f9 volte di interrompere il flusso petrolifero in transito verso Port Sudan, il principale porto del Paese.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 solo a Khartoum che il possibile effetto domino della secessione del Sud Sudan fa paura. Proprio all&#8217;esperienza della lotta indipendentista intrapresa da Juba si richiama il <strong><em>Mthwakazi Liberation Front<\/em><\/strong><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong>di Fidelis Ncube, cio\u00e8 il movimento che vuole\u00a0<strong>dividere il Matabeleland dallo Zimbabwe<\/strong>. L&#8217;area copre due province, rispettivamente il Matabeleland settentrionale e quello meridionale, che si estendono su un&#8217;area che \u00e8 poco pi\u00f9 di un terzo dell&#8217;intera superficie del Paese. Le recriminazione suonano identiche: la regione &#8211; dice l&#8217;Mlf &#8211; a dispetto del suolo, ricco di idrocarburi e minerali, non ha beneficiato di questo suo tesoro. I fondi se li sono spartiti ad Harare. Sottotitolo, \u00e8 ora di andarsene. Anche perch\u00e9 il governo di <strong>Mugabe qui ha compiuto massacri<\/strong>\u00a0che hanno contribuito, agli occhi di molti, a rendere l&#8217;opzione una prospettiva per niente negoziabile. La parola secessione ha fatto saltare sulle sedie anche il governo dello\u00a0<strong>Zambia<\/strong>, alle prese con una crescente fibrillazione nella parte occidentale del Paese,\u00a0<strong>dove cova il malumore dei Lozi<\/strong>, un gruppo etnico che vive prevalentemente di pastorizia, estremamente legato ai propri riti e alle sue cerimonie, i cui leader sembrano avere imboccato la strada della separazione.<\/p>\n<p>Qui, proprio negli ultimi giorni, la polizia ha risposto usando la forza, reprimendo le contestazioni e uccidendo un dimostrante e proibendo gli assembramenti il luoghi pubblici, anche per le messe.<\/p>\n<p>La lezione del Sud Sudan dimostra che i confini decisi dalle potenze coloniali si possono ridiscutere. E&#8217; un principio al quale diversi gruppi, etnie o trib\u00f9 potrebbero richiamarsi, con esiti imprevedibili.<\/p>\n<p>E in Africa, con confini tracciati arbitrariamente a tavolino decenni fa, i fronti caldi non mancano.<\/p>\n<p>Anno II, n. 39<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/wp-content\/uploads\/68.sud-sudan.pdf\">Scarica il PDF<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal sito di Peacereporter, 17\/01\/2011 \u00a0Sud Sudan, rischio effetto domino di Alberto Tundo Canti e balli a Juba per l&#8217;esito di un referendum che al di l\u00e0 del risultato suggella un principio che potrebbe essere reclamato altrove Lo storico strappo si \u00e8 consumato pacificamente, con un\u00a0referendum durato una settimana. 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