{"id":3265,"date":"2012-01-27T14:25:50","date_gmt":"2012-01-27T13:25:50","guid":{"rendered":"http:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/?p=3265"},"modified":"2013-01-25T22:04:31","modified_gmt":"2013-01-25T21:04:31","slug":"terra-nostra-terra-cotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/2012\/01\/terra-nostra-terra-cotta\/","title":{"rendered":"&#8220;Terra nostra &#8211; terra cotta&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Dopo gli alimentari, la merce pi\u00f9 richiesta \u00e8 il mattone.\u00a0 L&#8217;ambizione di ogni famiglia \u00e8 di possedere una casa propria e i mattoni girano per le nostre strade e autostrade in modo impressionante. Ma da dove arrivano questi mattoni? Dalle vicine province di Cremona, Pavia, Piacenza&#8230;<em><\/em><\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 da chiedersi: \u00e8 sempre stato cos\u00ec? No, infatti nel passato ogni localit\u00e0 aveva la sua fabbrica di mattoni, pi\u00f9 comunemente detta &#8220;<strong><span style=\"text-decoration: underline;\">la fornace<\/span><\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 evidente era quella di Villa Fornaci, in Gessate, che ha dato il nome alla localit\u00e0, nella quale fa tuttora bella mostra di s\u00e9 una altissima e superba ciminiera, ultima testimonianza di un&#8217;attivit\u00e0 trascorsa. A Melzo resiste al tempo ancora la ciminiera, ultimo relitto della fornace scomparsa, locata nei pressi della cascina Colombina ed \u00e8 visibile dalla strada Cassanese. A Pioltello e a Cernusco \u00e8 scomparsa ogni traccia di questa attivit\u00e0. A Cassina de&#8217; Pecchi la memoria dice che vi era una fornace di mattoni, di vasellame domestico e otri, a Villa Magri e Villa Quiete (detta &#8220;La Mericana&#8221;) delle quale per\u00f2 ora non esiste pi\u00f9 nulla. Gorgonzola aveva la sua fornace in localit\u00e0 &#8220;Fornasetta&#8221;, qui \u00e8 rimasto solo il nome <em>a <\/em>ricordarla. C&#8217;\u00e8 comunque una testimonianza ancora visibile: durante la ristrutturazione di villa Terzi a S. Agata, si \u00e8 trovato un mattone con stampigliato il nome e la localit\u00e0 della fornace: &#8220;Figini &amp; C., Gorgonzola&#8221;. Non v&#8217;\u00e8 purtroppo la data che avrebbe fatto attribuire al manufatto un&#8217;epoca precisa.<\/p>\n<p>I manufatti, come dice la parola stessa, venivano fatti veramente a mano, con la lavorazione della materia prima, l&#8217;argilla, che veniva cavata dai campi circostanti la fornace, &#8220;scolturando&#8221; il terreno, cio\u00e8 levando lo strato di coltura, erba e radici per uno spessore di circa 40 cm e ammucchiandolo ai margini del campo per poi ristenderlo in seguito. Si iniziava a cavare sempre da sud dell&#8217;appezzamento con vanghe e badili, gli operai asportavano l&#8217;argilla per lo spessore di 1 metro circa e<em> <\/em>la caricavano su carri a due ruote (detti &#8220;tomarelli&#8221;), che avevano la particolarit\u00e0 di ribaltare il carico nel cortile della fornace, senza doverlo scaricare a mano. Qui gli operai addetti, impastavano il materiale mettendolo negli stampi e dopo aver preso consistenza, veniva estratto e messo ad essiccare al sole o al coperto a seconda della stagione. Poi i singoli pezzi venivano ripresi e messi nella fornace per la cottura.<\/p>\n<p>II forno era scaldato con legname della zona. La cottura risultava di migliore qualit\u00e0 se la legna era di essenza forte e dura, come quella della quercia, della robinia e dell&#8217;olmo, perch\u00e9 la temperatura raggiungeva una pi\u00f9 alta gradazione, e la qualit\u00e0 del manufatto era consistente, mentre con l&#8217;impiego di legna dolce, quale il pioppo, il salice o simili, il mattone o il vasellame risultavano pi\u00f9 fragili.<\/p>\n<p>Nella fabbrica occorreva tanta manodopera, tante mani lavo\u00adravano e impastavano la creta per mattoni e vasi casalinghi, mani incallite dal duro lavoro e rese ruvide come gli stessi mattoni, o mani levigate dalle lavorazioni che rendevano i polpastrelli consunti e quasi sanguinanti, impasti misti di sudore e lacrime di ragazzi e ragazze avviati al lavoro prematuramente, impegnati dall&#8217;alba al tramonto, per contribuire con il loro misero salario al sostentamento della famiglia spesso numerosa e rallegrati solo al pensiero del riposo domenicale.\u00a0 Molte vite affondavano le mani nella miseria del fango, nella speranza di afferrare un giorno un lembo della fortuna per trovare un buon lavoro e una vita migliore. \u00c8 da questo &#8220;vissuto&#8221; e da questi &#8220;mattoni&#8221; che oggi poggiano le fondamenta delle nostre vecchie case e&#8230; del nostro presente.<\/p>\n<p><em>(Franco Castelli)<\/em><\/p>\n<p>N.B. <em>Questo racconto lo dedico a mia suocera Lina Vannucchi, la quale orfana del padre, con la casa rasa al suolo dagli eventi bellici il fratello sotto le armi, e unico sostegno della madre, si dovette adattare per sopravvivere ad andare da giovinetta a lavorare in una fabbrica di mattoni<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo gli alimentari, la merce pi\u00f9 richiesta \u00e8 il mattone.\u00a0 L&#8217;ambizione di ogni famiglia \u00e8 di possedere una casa propria e i mattoni girano per le nostre strade e autostrade in modo impressionante. 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