{"id":9845,"date":"2017-12-22T18:46:47","date_gmt":"2017-12-22T17:46:47","guid":{"rendered":"http:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/?p=9845"},"modified":"2017-12-22T18:46:47","modified_gmt":"2017-12-22T17:46:47","slug":"ricordiamoci-che-non-e-un-simbolo-e-un-racconto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comunitapastoralecassina.org\/ver2\/2017\/12\/ricordiamoci-che-non-e-un-simbolo-e-un-racconto\/","title":{"rendered":"Ricordiamoci che non \u00e8 un simbolo, \u00e8 un racconto."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Augurando a ciascuno di cuore un Santo Natale,\u00a0tutti noi sacerdoti offriamo alla Comunit\u00e0 questa \u201cpacata\u201d e bella riflessione trovata\u00a0domenica scorsa su un Editoriale del quotidiano cattolico Avvenire.<br \/>\nRicordando davvero come riporta la scritta sul Presepe\u00a0fatto dai volontari in S. Maria Ausiliatrice che<br \/>\n<strong>\u201cIl Presepe \u00e8 pi\u00f9 che una tradizione. E\u2019 segno di speranza per tutti. Anche per Te!\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">don Massimo, don Fabio, don Bangaly e don Silvio<\/p>\n<hr \/>\n<h1><strong>Ricordiamoci che non \u00e8 un simbolo, \u00e8 un racconto.<\/strong><\/h1>\n<p><strong>(di Davide Rondoni, Avvenire 17 dicembre 2017) <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il presepe non \u00e8 un simbolo, \u00e8 un racconto. A questo pensavo vedendo ovunque i segni del presepe e, contemporaneamente, nei media riaffiorare anche quest\u2019anno, per motivi diversi, le discussioni intorno alla pertinenza del suo allestimento in luoghi pubblici. \u00c8 cos\u00ec mentre un preside siciliano lo toglieva dalla scuola, la Regione Lombardia lo inaugurava in piazza. E altrove lo stesso, tra chi vuol togliere e chi vuol mettere. Ci divideremo anche sul presepe? Sulla cosa pi\u00f9 semplice e mite, sulla creatura poetica e delicata di san Francesco \u2013 santo che tutti a parole peraltro onorano? Quando lo invent\u00f2, il santo e poeta non volevo creare un simbolo, ma raccontare nuovamente un fatto.<\/p>\n<p>Anzi il pi\u00f9 grande fatto della storia, l\u2019avvenimento che ha portato nel mondo, come dice Ungaretti, un Dio che ride come un bimbo, un Dio che non allontana gli infedeli, che non respinge i poveri, che non evita i fragili. Vorrei che fosse ancora cos\u00ec, un racconto pi\u00f9 che un simbolo. I simboli a volte sono freddi, utili a fare propaganda, a essere appunto simboli di idee, o addirittura di ideologie. Certo, il presepe \u00e8 diventato in un certo senso simbolo di una storia che segna la vicenda del nostro Paese e territorio e societ\u00e0 in un modo che solo uno stupido pu\u00f2 negare.<\/p>\n<p>Ma innanzitutto si fa per raccontare ancora, per arricchire di particolari che vengono dalla vita vissuta (da qui le nuove statuine proposte anno dopo anno a Napoli, nella via degli artigiani del presepe) la grande scena che nessuno poteva mai prevedere, e che Dio ha creato per noi. Raccontare un fatto \u00e8 diverso dal difendere un simbolo. I simboli procedono spesso verso l\u2019astrazione, sono simboli per quanto importanti di concetti: identit\u00e0, civilt\u00e0, cultura&#8230; Tutte cose sacrosante, specie in momenti di confusione, ma guai a ridurre il presepe, questo mite e misterioso racconto, a un simbolo scontato, utile a propugnare idee invece che a sgranare gli occhi di fronte al fatto che narra.<\/p>\n<p>I simboli possono essere anche impugnati e difesi, e certo va fatto quando sono in gioco questioni serie. Ma il presepe non va brandito, va guardato. Va ascoltato. Con il cuore commosso di chi &#8211; come l\u2019innamorato di fronte al s\u00ec, all\u2019eccomi della donna amata &#8211; si trova dinanzi a un dono immenso, sproporzionato ai suoi meriti e alle sue capacit\u00e0. \u00c8 bello, \u00e8 giusto che uomini e donne, famiglie, persone da sole, o rappresentanti delle istituzioni sentano il bisogno di raccontarsi e raccontare ancora questo grande fatto. \u00c8 come un riverbero che dallo stupore dei pastori e di san Francesco arriva fino a noi, nelle nostre case tra le mensole e la tv, o nelle piazze, o dove si vive si soffre si cresce.<\/p>\n<p>\u00c8 una notizia che continua a correre, a raccontarsi. Il pi\u00f9 misterioso e affascinante dei racconti. Un fatto vero che, come accade per tutti i fatti importanti, viene raccontato in molte lingue, secondo tante sensibilit\u00e0 e culture diverse. Ma un racconto, non un simbolo ideologico. Infatti mentre i simboli possono scaldare soprattutto le discussioni, i racconti scaldano i cuori e la conoscenza. Ogni discussione, se ben argomentata pu\u00f2 essere utile, specie se non nega la storia e la libert\u00e0. Ma credo che nel nostro tempo, e nel tempo di questa nostra Italia sempre ferita \u00e8 sempre benedetta, sia pi\u00f9 importante oggi la silenziosa commozione che la vivace discussione.<\/p>\n<p>Alzare i toni davanti al Presepe pu\u00f2 essere giusto, se le parole sono attraversate anche dallo stupore, dalla preghiera e dal silenzio del cuore. Perci\u00f2 viva ogni piccolo o grande presepe, ogni piccola o grande versione d\u2019un racconto del Fatto che ci d\u00e0 speranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Augurando a ciascuno di cuore un Santo Natale,\u00a0tutti noi sacerdoti offriamo alla Comunit\u00e0 questa \u201cpacata\u201d e bella riflessione trovata\u00a0domenica scorsa su un Editoriale del quotidiano cattolico Avvenire. 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