L’AVVENTO E IL TRIPLICE MISTERO DELLA VENUTA DI GESÙ

909

L’Avvento richiama il mistero della venuta di Gesù Cristo. Questo mistero è insieme uno e triplice. É uno, perché è lo stesso Figlio di Dio che viene; triplice, perché egli viene in tre tempi e in tre modi.

Nella prima venuta – dice San Bernardo – egli viene nella carne e nell’infermità; nella seconda viene in spirito e in potenza; nella terza, viene in gloria e in maestà”.

Ecco il mistero dell’Avvento.

Anche Pietro di Blois ci parla di questa triplice venuta. “La prima venuta fu umile e nascosta, la seconda è misteriosa e piena d’amore, la terza sarà risplendente e terribile.

Nella sua prima venuta, Cristo è stato giudicato dagli uomini con ingiustizia; nella seconda, ci rende giusti mediante la sua grazia; nella terza, giudicherà tutte le cose con equità“.

La prima venuta. Durante l’Avvento la Chiesa aspetta con impazienza la visita di Cristo Redentore nella sua prima venuta. Fin dall’eternità, le preghiere dell’antico popolo di Dio sono state presenti all’orecchio di Dio; e dopo averle tutte ascoltate ed esaudite, egli ha mandato a suo tempo sulla terra quella rugiada benedetta che ha fatto germogliare il Salvatore.

La seconda venuta. La Chiesa aspira anche verso la seconda venuta, che consiste nella visita che lo Sposo fa alla sua Sposa. Ogni anno questa venuta ha luogo nella festa di Natale e la nuova “nascita” del Figlio di Dio libera la comunità dei Fedeli da quel giogo di servitù che il nemico vorrebbe far pesare su di essa.

La Chiesa durante l’Avvento chiede di essere visitata da colui che è il suo Capo e il suo Sposo. Invano il Figlio di Dio sarebbe venuto venti secoli fa a visitare e a salvare il genere umano se non ritornasse, per ciascuno di noi e in ogni momento della nostra esistenza, ad apportare e fomentare quella vita soprannaturale il cui principio viene solo da lui e dal suo divino Spirito.

La terza venuta. Questa visita annuale dello Sposo, non soddisfa completamente la Chiesa. Essa attende e aspira alla terza venuta, quella finale, che consumerà ogni cosa, aprendo le porte dell’eternità.

Questo è il triplice mistero dell’Avvento.

Come la Chiesa anche noi, che siamo le sue membra e i suoi figli, dobbiamo partecipare ai sentimenti che la animano. Ciascuno è da parte di Dio l’oggetto d’una misericordia e di un’attenzione simili a quelle che egli usa nei riguardi della Chiesa stessa. Se il Salvatore ha acquistato la Chiesa con il suo sangue, ognuno di noi può dire parlando di se stesso, come san Paolo: “Cristo mi ha amato e si è sacrificato per me“.

Nei giorni dell’Avvento, il Salvatore bussa alla porta di tutte le anime, in una maniera ora sensibile, ora nascosta. Viene a chiedere se hanno posto per lui, affinché possa nascere in loro.

Preparatevi a vederlo nascere in voi.

Aprite le porte per riceverlo nella sua nuova venuta, voi che già l’avevate in voi, ma senza conoscerlo; che lo possedevate, ma senza gustarlo.

Egli torna con tenerezza; ha dimenticato il vostro rifiuto; vuole rinnovare tutte le cose (Ap 21,5).

Fate posto al celeste Bambino, che vuol crescere in voi.

Il momento è vicino: il vostro cuore si desti; perché non vi sorprenda nel sonno quando egli passerà.

Le parole della Liturgia sono anche per voi, perché esse parlano di tenebre che Dio solo può dissipare, di piaghe che solo la sua bontà può risanare.

Per voi, per i quali la buona novella è come se non ci fosse perché i vostri cuori sono morti per il peccato, sia che questa morte vi tenga stretti nei suoi lacci da lunghi anni, sia che la ferita che l’ha causata sia stata inferta più di recente alla vostra anima, ecco venire colui che è la vita.

E coloro i quali non si sentono commossi dalla dolce notizia dell’avvicinarsi del celeste Medico, del generoso Pastore che dà la vita per le sue pecore, meditino durante l’Avvento sul forte eppure incontestabile mistero della Redenzione, resa inutile dal rifiuto che l’uomo oppone troppo spesso di associarsi al mistero della salvezza.

Misurino le loro forze e, se disprezzano il Bambino che sta per nascere, pensino se saranno in grado di lottare con il Dio forte, il giorno in cui verrà non più a salvare, ma a giudicare.

Per conoscerlo più da vicino questo Giudice davanti al quale tutto deve tremare, interroghino la Parola di Dio: qui impareranno a temerlo.

Del resto, questo timore non è soltanto proprio dei peccatori; è un sentimento che ogni cristiano deve provare.

Il timore, se è da solo, se è servlle, se è semplice paura del castigo, rende schiavi. Se invece compensa l’amore conviene al figlio colpevole che cerca il perdono del padre, e il cuore fedele ne è felicemente scosso fin nelle fondamenta. Sente allora ridestarsi il ricordo della sua miseria e quello della misericordia grande e gratuita del Signore. Nessuno deve dunque disperarsi, in questo sacro tempo dell’Avvento.

Dagli scritti di Dom Prosper Guérager, Abate di Solesmes (1805-1875).