4 aprile 2010: Domenica di Pasqua

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CRISTO SIGNORE È RISORTO! RENDIAMO GRAZIE A DIO!

 L’annuncio della risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo, che irrompe nella notte tra il Sabato santo e la Domenica di Pasqua durante la solenne celebrazione della Veglia Pasquale, introduce la Chiesa nel tempo della “pura gioia” cristiana.

Infatti, i cinquanta giorni, che si succedono dalla domenica di Pasqua nella risurrezione del Signore alla solennità di Pentecoste, si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come la “grande domenica”.

Il Tempo Pasquale inizia là dove giunge al suo compimento il sacro Triduo Pasquale e si chiude con la solennità della Pentecoste.

In questo arco di tempo – sette settimane di giorni più uno (il giorno di Pentecoste) – si devono accuratamente distinguere i primi quaranta giorni, fino all’Ascensione, dagli ultimi dieci, fino a Pentecoste. Gli uni, da vivere nella “gioia esuberante della presenza del Cristo risorto”; gli altri, “nella gioiosa attesa del dono nuziale dello Spirito Santo”.

In ogni Eucaristia la Pasqua è perennemente celebrata perché viene immolato Cristo, l’Agnello pasquale; e in essa mirabilmente nasce e si edifica sempre la  Chiesa. Come gli apostoli, anche noi mangiamo e beviamo con Gesù risorto dai morti. Ancor più mangiamo lui, il vero «pane azzimo» che toglie dal nostro cuore ogni fermento di peccato, ci comunica il dono dello Spirito che dà vita e che fa della assemblea una comunità di risorti con Cristo.

Il congedo di ogni assemblea altro non è se non l’invio a testimoniare davanti al mondo Gesù Cristo risorto, perché chiunque viene a contatto col mistero pasquale ottenga la salvezza.

Al cristiano, come un giorno ad Abramo,  il Signore dice: «Esci… va… annuncia!».

«Esci dalle tue “opinioni personali, separate”, per entrare pienamente in quella fede che la Chiesa si gloria di professare. Esci dalle tue ricchezze che tendi a godere egoisticamente. Esci dal tuo peccato che ti avvelena il cuore, e vai verso la novità dei Cristo. Esci di “casa”, dal caldo delle pareti domestiche dove tendi a ignorare i drammi dei fratelli, e allarga la cerchia dei tuoi interessi. Esci dalla tua sete di dominio e cerca di fare della tua vita un servizio d’amore. Esci in campo aperto e prendi la strada del Vangelo.

Semina la gioia gridando silenziosamente con il tuo comportamento che Cristo ti rende felice. Grida con la vita che Cristo è vivo, e che la Chiesa è il luogo e lo spazio ove si attesta che Lui è il Signore risorto.

Questo è, e sia anche per te, il modo più autentico di cantare l’Alleluia pasquale»

(Mons. Magrassi)