LETTERA A CHI LO CERCA

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Presiedevo alla Messa prefestiva in una parrocchia multi etnica, nel senso che era formata da migranti di quasi tutte le regioni d’Italia. Si conoscevano poco i veri nomi di famiglia. La gente veniva identificata con la provenienza: i Marchigiani, gli Abruzzesi, i Veneziani, i Sardi, i Milanesi, i Toscani… e così via.

A leggere la Parola di Dio si è fatta avanti una distinta signora con un distinto accento Ciociaro.

Al salmo responsoriale la signora vadecisa: “A ogni versetto ripetete: «II Signore è vicino! E chi lo cerca?»”.

Ci siamo trovati un po’ spiazzati, imbarazzati nel ripetere quel ritornello biblico, che in effetti era un po’ diverso e più consolante: “II Signore è vicino a chi lo cerca!”.

Mi è venuta in mente questa piccola vicenda liturgica di borgata, quando ho letto il titolo di una lettera che i nostri vescovi ci hanno indirizzato da Roma: “Lettera ai cercatori di Dio”.

C’è ancora chi lo cerca? Penso proprio di sì, altrimenti i nostri vescovi non avrebbero perso tempo a scrivere una lettera di 120 pagine a un destinatario che non esiste.

La lettera porta la data del 12 aprile 2009 e mi dispiace che non abbia avuto abbastanza risonanza, neppure nelle nostre comunità cristiane.

È presentata dal vescovo teologo Bruno Forte:

“La lettera si rivolge a tutti coloro che sono alla ricerca del volto del Dio vivente. Lo sono i credenti che crescono nella conoscenza della fede e chi non crede ma avverte gli interrogativi su Dio.

La lettera vorrebbe suscitare interesse anche in chi non si sente in ricerca, con amicizia e simpatia verso tutti”.

Il vescovo spera che la lettera “arrivi a tanti, provochi risposte e nuove domande, e aiuti ciascuno a interrogarsi su Dio e a lasciarsi interrogare da lui”.

Insieme alla lettera dei vescovi, desidero proporvi una parte della risposta del card. Martini ai tanti “cercatori di Dio” che gli scrivono e rivolgono domande.

“Come recuperare la gioia della fede e della preghiera? Non dò consigli astratti, ma porto quattro immagini.

La prima è quella di una cascata di montagna: se l’acqua non si butta coraggiosamente, imputridisce.

La seconda è quella dell’alpinista di fronte a una parete ripida. Ha bisogno almeno di tre appigli, nel nostro caso sono: un uomo di consiglio, il buon umore e qualche buon libro.

La terza immagine è quella del mormorio di un vento leggero. Questa è la preghiera fatta a partire da qualche salmo, meditata nel profondo del cuore.

La quarta immagine è quella di chi sale in elicottero e vede un più vasto panorama, che gli dà orientamento e chiarezza.

Ho sperimentato in me stesso che le difficoltà contro la fede crescono a misura che si rimpicciolisce il quadro di riferimento”.

Così conclude il cardinale Martini.

E noi che facciamo?

Certamente, tra i “cercatori di Dio” ci siete anche voi che cercate e vedete il volto di Dio in tutto e in tutti.

Perciò io, dopo aver letto e gustato questa lettera, ve la raccomando.

(Marcello Storgato)