Carissimi tutti,
un saluto fraterno dal Bangladesh, che ha celebrato nel 2010 il 39° anniversario della liberazione (1971). Bijoe Dibosh (Festa della Vittoria), memoria ancora tanto viva di una tragedia immensa che, grazie all’intervento dell’India, su ferma decisione di Indirà Gandi, ha dato termine a 9 mesi di guerra per la liberazione dalla dominazione pakistana. Oltre 3 milioni di morti e ben 10-12 milioni di profughi, che si sono salvati nei tantissimi campi oltre il confine.
Sono venuto in Bangladesh la prima volta nel luglio 1972, solo 7 mesi dopo, a condividere per 3 mesi l’opera di aiuto e riabilitazione di quanti rientravano nel loro villaggio, tutto distrutto. Ogni missione era un centro operativo, diretto da un missionario, che si assumeva la responsabilità ed il rischio. Ho vissuto quel tempo con P. Viganò Enrico, condividendo anche il dolore alla notizia dell’uccisione di P. Maggioni il 14 agosto, in uno dei frequenti attacchi di briganti che imperversavano in quel periodo.
Come potete vedere dalle foto recenti, il “Centro Comunitario S. Giuseppe Lavoratore” è ormai una realtà che fra 3-4 mesi inaugureremo. Da tempo era un sogno-desiderio per dare un luogo, ai tanti giovani operai, dove trascorrere qualche ora di sana ricreazione, per far amicizia, leggere il giornale, prendere qualche bel libro da leggere, giocare, vedere la TV, …e qualche proposta formativa.
Centro a-confessionale, con delle regole chiare, con un comitato responsabile e dove sono proibiti gli alcolici, mentre si può trovare una tazza di tè, una bibita, biscotti ecc…
Si tratta di dialogo-interreligioso di vita, di reciproca conoscenza e stima, nel rispetto della propria religione, partito politico e opinioni.
Non c’è nulla del genere in quest’area, in due-tre anni divenuta zona industriale con una immigrazione di decine di migliaia di poveri operai, soprattutto giovani ragazze, costretti a lasciare il villaggio, la famiglia, per cercare lavoro, facendo ore straordinarie per riuscire a mandare qualche soldo a casa, data la misera paga.
Uno sradicamento disumano, costretto dalla sopravvivenza, e dove le minoranze tribali sono ulteriormente emarginate.
Il “farsi prossimo” a loro, senza fini nascosti, ma nella gratuità, è un grande dono reciproco, che crea amicizia, stupore, fiducia e speranza in un futuro migliore, in una umanità nuova, fraterna, di pace.
Vi confesso che ho osato!!!, senza attendere la garanzia dei fondi necessari, fiducioso nella Provvidenza, che ha il volto ed il cuore di tante persone attente, aperte, generose, compassionevoli. Tendo la mano anche a voi per poter procedere e concludere l’opera, il cui preventivo di Euro 80.000, all’oggi mi lascia con circa il 50% scoperto.
Con stima e amicizia,
Padre GianAntonio Baio
