Così Pio XII il 1° novembre del 1950 definiva il dogma dell’Assunta: «In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione, Immacolata nella sua Concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa socia del Divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli».
Per entrare nell’espressione liturgica di questa grande solennità mariana, ci si può servire di un’immagine molto bella e suggestiva che, in modo ricorrente, Benedetto XVI usa per illustrare il significato profondo della liturgia della Chiesa: l’immagine del cielo che si affaccia sulla terra e della terra che viene come rapita verso il cielo.
Con il termine “cielo” non si vuole certo fare riferimento a un qualche luogo dell’universo geograficamente posto sopra di noi. Ci riferiamo a una realtà molto più bella e più grande: a Dio che, nel suo infinito amore per noi, a noi si è fatto vicino a tal punto da non abbandonarci neppure dopo la morte. Così quando diciamo “cielo” diciamo il mondo di Dio e della sua eternità, il mistero della morte e risurrezione del Signore nel quale, per grazia, siamo introdotti tutti noi.
Afferma Benedetto XVI: “Esistiamo nei pensieri e nell’amore di Dio. Esistiamo in tutta la nostra realtà, non solo nella nostra «ombra». La nostra serenità, la nostra speranza, la nostra pace si fondano proprio su questo: in Dio, nel suo pensiero e nel suo amore, non sopravvive soltanto un’«ombra» di noi stessi, ma in Lui, nel suo amore creatore, noi siamo custoditi e introdotti con tutta la nostra vita, con tutto il nostro essere nell’eternità. E’ il suo amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo amore che chiamiamo «cielo»: Dio è così grande da avere posto anche per noi. E l’uomo Gesù, che è al tempo stesso Dio, è per noi la garanzia che essere-uomo ed essere-Dio possono esistere e vivere eternamente l’uno nell’altro.
Questo vuol dire che di ciascuno di noi non continuerà ad esistere solo una parte che ci viene, per così dire, strappata, mentre altre vanno in rovina; vuol dire piuttosto che Dio conosce ed ama tutto l’uomo, ciò che noi siamo. E Dio accoglie nella sua eternità ciò che ora, nella nostra vita, fatta di sofferenza e amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e diviene. Tutto l’uomo, tutta la sua vita viene presa da Dio ed in Lui purificata riceve l’eternità. Io penso che questa sia una verità che ci deve riempire di gioia profonda.
Il cristianesimo non annuncia solo una qualche salvezza dell’anima in un impreciso al di là, nel quale tutto ciò che in questo mondo ci è stato prezioso e caro verrebbe cancellato, ma promette la vita eterna, «la vita del mondo che verrà»: niente di ciò che ci è prezioso e caro andrà in rovina, ma troverà pienezza in Dio”.
Si possono considerare tre immagini bibliche per capire di più perché nella celebrazione dell’Assunta il cielo si affaccia sulla terra e la terra viene rapita verso il cielo.
– “La donna vestita di sole”
Si legge nell’Apocalisse: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle”.
La donna vestita di sole è Colei che è stata assunta in cielo in anima e corpo, definitivamente vittoriosa sul peccato e sulla morte. Ricorda S. Paolo: “La morte è stata inghiottita nella vittoria: Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?”. Queste parole, espressione di una sfida che è ormai vinta, riecheggiano nell’immagine dell’Assunta, per la quale oramai il male e la morte non hanno più alcuna possibilità di vittoria.
Ciò che è il “non” ancora” per noi è il “già” di Maria. E la nostra vita ritrova la gioia dell’orientamento verso il cielo, lo slancio per la lotta al peccato e a ogni forma di male.
– “La nuova Eva”
Maria, la nuova Eva, primizia e immagine dell’umanità rinnovata dalla salvezza è anticipazione di ciò che tutti desideriamo e speriamo, pregustazione di quella bellezza perduta e sempre ricercata che è la santità.
Anche per questo guardare all’Assunta significa ritrovare e accrescere la speranza.
– “La benedetta fra le donne”
Quali sono le radici della vittoria sulla morte anticipata in Maria? Il giorno dell’Assunta il vangelo di Luca proclamata beata la Vergine a motivo della sua fede. “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.
Le radici di quella prodigiosa vittoria stanno proprio nella fede della Vergine Maria. Una fede che è obbedienza alla Parola di Dio e abbandono totale all’iniziativa e all’azione divina. Così l’assunzione della Madonna è il coronamento della sua fede, di un cammino che introduce già ora spazi di cielo su questa nostra terra, perché rende la dimora degli uomini un po’ più simile alla dimora eterna di Dio verso la quale siamo incamminati.
Tutto converge nell’immagine del “cielo” al quale l’Assunzione di Maria in anima e corpo ci rimanda.
