METTIAMOCI IN UMILE CAMMINO DI CONVERSIONE
Solo l’Evangelista Matteo ha inserito nel suo Vangelo il brano dei Magi: un brano che offre una luce particolarissima sulla persona di Cristo e sul senso del nostro cammino e della nostra ricerca di Lui.
Dio ha voluto che quegli uomini facessero un lunghissimo viaggio, arrivassero a Betlemme e si inginocchiassero davanti a Cristo con una fede che neppure le persone “vicine” possedevano. Perchè?
Certamente nella storia dei Magi Dio ci fa conoscere l’apertura del suo amore; ci dice che ogni popolo è atteso e amato da Dio. Se crediamo che Dio non appartiene a nessu popolo in modo esclusivo; se crediamo che Dio è per tutti e per ogni uomo, allora nessun dono di Dio può essere trattenuto.
Questo sognifica per noi che se abbiamo ricevuto il dono della fede, se a noi Dio si è fatto conoscere come misericordia, noi siamo chiamati all’annuncio.
I Magi cercano, si rivelano gente aperta, attenta ai segni di Dio; si rivelano gente libera da ogni arroganza.
Chi è arrogante non si mette a cercare.
Arrivati a Gerusalemme i Magi domandano: «Dov’è nato il re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo» (Mt 2,2).
I Magi si rivelano persone desiderose di sapere, cercano la verità che dà senso alla vita. La strada per Gerusalemme fu per loro come un viaggio verso la speranza, un tentativo di raccogliere nuova luce per la loro anima.
Probabilmente i Magi conoscevano le profezie messianiche e avevano anche collegato la nascita del messia ad un fenomeno luminoso nel cielo: erano sicuri che l’ora era giunta. Domandano a Gerusalemme: chi meglio di Gerusalemme poteva conoscere le profezie?
Ma ecco la reazione di Gerusalemme: «Il re (Erode) restò turbato e con lui tutta la città». Tutti sapevano che era giunto il tempo del Messia, anche i sommi sacerdoti e gli scribi: per loro non c’erano però novità da attendere, essi avevano sicurezze da imporre ma non da cercare.
Tristissimo (e purtroppo comune) atteggiamento interiore!
Quanta gente resta turbata quando si parla di Dio!
Quanta gente ricorre agli scongiuri quando le ricordi che deve morire!
Quante persone non sanno rispondere quando si va al di là delle scemenze quotidiane e si pongono i veri problemi della vita!
Molti religiosamente si sentono arrivati, non hanno più nulla da imparare e da cercare: è l’atteggiamento più pericoloso e più arrogante che si possa pensare.
È la situazione di Gerusalemme: rifiuto di pensare, rifiuto di vedere. A Gerusalemme preferivano una religione di riti e non volevano una religione che impegnasse la vita. Sta tutto qui il motivo dello scontro con Cristo.
Nella città santa i Magi sentono recitare una celebre profezia: «A Betlemme di Giudea nascerà un capo che pascerà il mio popolo Israele» (Mi 5,1).
Era vero, ma nessuno si mosse. Nessuno si mise in viaggio. Soltanto i Magi riprendono il cammino e vanno e trovano Dio.
I Magi con il dono di una piccola luce sanno vedere lontano, mentre altri con tanta luce intorno non vedono nulla: bisogna mettersi in cammino!
Tantissime volte finchè la religione non chiede niente, molti dicono di sì; ma quando la religione chiede un passo, una decisione, un cambiamento di vita… molti dicono no. Una religione dove non si cammina non viene da Dio e non conduce a Dio. Con Dio bisogna sempre mettersi in viaggio, perchè la vita è sempre tempo di conversione. Credere non è sedersi sul trono della sufficienza, è camminare nell’umile ricerca di un bene sempre più grande.
Mettersi in cammino vuol dire essere tanto umili da riconoscere la propria povertà. Invece l’uomo spesso si ferma, si chiude in una trincea d’orgoglio: soffre, capisce che non ha soluzioni, ma non si muove.
Non c’è cosa più terribile dell’orgoglio, perchè la vera distanza tra l’uomo e Dio è proprio l’orgoglio.
I Magi vanno, non si stancano di cercare: sono i primi di una schiera di tanti piccoli, di tanti umili, di tanti poveri, di tante anime assetate di Dio.
E a Gerusalemme? A Gerusalemme Erode decide di uccidere il Bambino. Nessuno era venuto a togliergli il regno, nessuno gli aveva dichiarato guerra, eppure Erode “fa guerra” a Gesù.
Questa persecuzione è presagio di ciò che accadrà al Cristo in tutta la vita e in tutta la storia: «La luce splende tra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1,5). La persecuzione è la conseguenza dell’umiltà con cui Dio si muove nel mondo: egli è talmente buono che accetta anche di essere perseguitato!
Però – dice Matteo – non vince il persecutore: Erode fa una fine miserevole e con lui tutta Gerusalemme.
L’avvertimento è per noi: se Dio è la vita e la salvezza, rifiutando Dio ci si condanna alla morte e alla disperazione. Più scartiamo Dio e gli neghiamo tempo, attenzione, accoglienza, più ci allontaniamo dalla gioia.
Ascoltiamo oggi la sua voce, mettiamoci in umile cammino di conversione: restiamo pronti a ricominciare ogni giorno il viaggio verso il Signore con umiltà: come i Magi! Così diventeremo epifania (manifestazione) di Dio.
(Mons. Angelo Comastri)
