La vacanza estiva è dai più desiderata come un momento di pausa, e dunque di riposo, dai ritmi intensi, affannati e spesso frenetici della vita quotidiana.
Il riposo però non coincide con il semplice “non far nulla” e non è sinonimo di un tempo vuoto da riempire comunque, con altro rumore o con divertimenti forzati, ma trova la sua autenticità e importanza nell’essere un momento che permette la riscoperta delle cose essenziali, più belle e più vere della nostra vita, che riporta agli affetti più profondi e alle relazioni più significative, alla valorizzazione della bellezza della natura e dell’arte, al gusto di rivivere la calma del ritmo naturale del tempo.
Tutti abbiamo bisogno di un vero riposo: per il corpo e per l’anima, per tutta la persona, dunque, e in particolare per la sua interiorità. Solo così possiamo ritrovare il nostro “io” profondo.
Non apparirà allora strano affermare che una delle modalità centrali per vivere in modo autentico il tempo del riposo è il silenzio.
E’ troppo il rumore assordante che ci avvolge; sono troppi i messaggi e le richieste, troppe le proposte e le urgenze che ci riempiono disordinatamente.
C’è bisogno di silenzio, ossia di quella calma interiore che sola sa fare ordine nel caos degli impegni, ci fa riconoscere ciò che è essenziale e decisivo nella vita, ci rende interiormente liberi, ci apre alla preghiera e alla contemplazione dei doni – nel creato, nelle opere dell’uomo, nel cuore di ciascuno – che l’amore di Dio sparge senza sosta e senza misura.
Il tempo del riposo non poche volte si coniuga anche con il tempo del “viaggiare”.
Per alcuni la vacanza potrà comportare l’esperienza del visitare Paesi e popoli lontani.
E’ un’occasione preziosa di cui far tesoro, questa, perché l’incontro con culture diverse dalla nostra ci apre più facilmente alle dimensioni del mondo.
Giovanni Paolo II invitava a “viaggiare con gli occhi
del cuore”. Si tratta di imparare a conoscere, rispettare, valorizzare ogni cultura e a dialogare con essa.
Il ritorno a casa potrà allora essere arricchito da un rinnovato spirito di comprensione, di accoglienza, di
solidarietà e di tolleranza nei confronti di coloro che, magari da quegli stessi Paesi che abbiamo visitato,
sono venuti ad abitare e lavorare presso di noi.
“Viaggiare con gli occhi del cuore” significa anche non restare insensibili davanti alle preoccupanti forme di povertà che si possono incontrare, favorire la crescita in noi di un più alto senso di responsabilità, di giustizia e di solidarietà verso i fratelli, lontani o vicini.
Card. Dionigi Tettamanzi
