Sarà Gesù il primo «educatore», parlerà al cuore di tutti noi con la verità che proviene dalla sua stessa vita e ci dimostrerà, ancora una volta, tutto il suo amore. Avere il suo «pensiero» significa avere anche i suoi stessi sentimenti, è sforzarsi ogni giorno di donare, perdonare, mettersi al servizio, vivere pienamente la gioia della comunione, disposti anche al sacrificio, pur di amare senza misura. Non è una pretesa quella di indicare ai ra- gazzi a noi affidati la strada dell’imitazione di Gesù. Per questo nell’anno oratoriano 2015-2016 useremo lo slogan «Come Gesù».
Si può davvero vivere, amare, desiderare, perdonare, servire «come Gesù» perché è lui stesso a darci questa possibilità (è Lui che ci ama per primo, colmando ogni distanza fra lui e noi).
Un esercizio
Un esercizio che consegno a tutti, come parroco, iniziando un nuovo anno oratoriano è questo: sarebbe bello che l’interrogativo – “Come farebbe Gesù?” – diventasse il criterio con cui giudicare la realtà, valutare le proprie scelte, educare le proprie abitudini, sforzandosi ogni giorno di più di confrontarsi non solo con il «pensiero di Cristo» ma con Gesù stesso in tutta la sua persona.
Un augurio
Papa Francesco, incontrando i ragazzi degli oratori nella sua visita a Torino, la scorsa estate, ha detto: «non dimenticatevi che una delle caratteristiche del vero oratoriano è la gioia. Un oratoriano con la faccia triste, con la faccia “all’aceto”, non va… Gioia, molta gioia. E con questa gioia cercare Gesù, amare Gesù, lasciarsi cercare da Gesù e incontrarlo tutti i giorni».
Gioia e oratorio fanno parte dello stesso binomio. San Domenico Savio (protettore del nostro Oratorio!) – ra- gazzo santo dell’oratorio che ha imparato a desiderare la santità proprio in oratorio – già lo diceva circa cento- sessanta anni fa: «Qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri». I santi sono coloro che nella vita si sono fatti spesso la domanda: “Cosa farebbe Gesù?”, cercando di assomigliare al Maestro, di essere in fondo «come Gesù».
In Oratorio ci si possa davvero allenare alla «santità»!
don Massimo
