Dove si celebra la Pasqua lì è generata la Chiesa

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Quest’anno, su proposta dei sacerdoti, il Consiglio Pastorale ha deciso di celebrare la Veglia Pasquale in modo unitario, per tutta la comunità pastorale, nella Chiesa di S. Maria Ausiliatrice. Come capita spesso, a provocare decisioni significative sono delle circostanze concrete. La Veglia Pasquale è la celebrazione liturgica e pastorale più importante dell’anno, ma, per vari motivi, nelle tre parrocchie della nostra comunità pastorale è la meno frequentata del Triduo Pasquale. Celebrarla insieme può permettere di darle la solennità dovuta provocando, anche in questo modo, nei fedeli che sono presenti a Cassina de’ Pecchi la consapevolezza della sua centralità per la vita pastorale della comunità, e merita perciò anche il sacrificio di mutare tradizioni consolidate.

Ma qual è il valore della celebrazione unitaria della Veglia Pasquale?

Dice il Concilio Vaticano II (Costituzione sulla sacra liturgia n. 10): “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa  e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Questa affermazione vale per ogni azione liturgica, ma in particolare per il Triduo Pasquale e in modo specialissimo per la Veglia Pasquale nella quale un tempo (ma anche oggi per gli adulti) culminava, con la celebrazione del Battesimo e della Cresima, il cammino di coloro che avevano chiesto di diventare cristiani che, il tal modo, potevano celebrare insieme a tutta la comunità cristiana la comunione con il Cristo risorto nell’Eucaristia. Non solo in antico, ma anche per noi oggi, la Veglia Pasquale è una celebrazione a cui ogni fedele non dovrebbe mancare. Infatti dove si celebra l’Eucaristia – che è la Pasqua di Gesù e di coloro che hanno creduto in lui – lì è generata la Chiesa.

Se è vero che è la Chiesa che celebra l’Eucaristia (la comunità cristiana radunata celebra “il memoriale della morte e risurrezione” di Gesù – preghiera eucaristica 2, è ancora più vero che è l’Eucaristia, cioè Gesù morto e risorto, che genera la Chiesa.

Comprendiamo allora che è per motivi contingenti (lo spazio per radunare le persone o la possibilità per le persone di raggiungere il luogo della celebrazione) che, per esempio, la domenica si moltiplicano le celebrazione della messe. Certamente non è un caso che il nostro Arcivescovo abbia chiesto di non celebrare, il 25 marzo, altre messe ma di partecipare tutti a Monza a quella del Papa. “Io ho un popolo numeroso in questa città, dice il Signore” è stata la frase significativa della visita del Papa. Ma dove è generato questo popolo? Nella celebrazione dell’Eucaristia! La celebrazione dell’unica Eucaristia è stata non solo un segno esteriore, ma il rivelarsi del mistero centrale della fede cristiana.

Le parrocchie, come le comunità pastorale, sono in funzione del generarsi, attraverso la celebrazione dell’Eucaristia, del popolo di Dio inizio del Regno di Dio per la salvezza delle persone e di tutta la creazione.

Vale la pena, in una circostanza particolare come la Veglia Pasquale in una comunità pastorale, di fare memoria che “all’inizio dell’essere cristiano – e anche della comunità cristiana – non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orientamento e con ciò la direzione decisiva” (Bendetto XVI – Deus caritas est n.1)

Don Silvio