Venerdì 24 novembre si è svolto il primo incontro di formazione intitolato Che colpa abbiamo noi rivolto a chi si occupa di educazione nella nostra Comunità Pastorale.
Il relatore, dott. Giuseppe Pelosi, ha incentrato il suo intervento sull’urgenza del comunicare con i giovani, proponendo un percorso fatto di riflessioni condivise nell’ottica di lanciare stimoli capaci di spingere i presenti alla consapevolezza delle responsabilità educative degli adulti nei confronti dei giovani.
Dopo aver illustrato il gap generazionale tra mondo adulto e mondo giovanile, che si è percepito fortemente a partire dagli anni 60′ e che ancora oggi si rivela e ci fa dire “questi giovani non li capiamo, non li condividiamo”, il dott. G.Pelosi ha provocato i presenti con la domanda a cui nessun adulto può sottrarsi: “non è che siamo di fronte ad una rinuncia educativa? E se il problema non fossero i giovani ma fossimo noi adulti?”.
Da qui l’incontro si è spostato focalizzandosi non tanto su ciò che i giovani “sbagliano”, ma sul ruolo che ha l’adulto nella comunicazione, quale posto occupa, quali messaggi lancia, quali strumenti comunicativi utilizza, quali codici, in quali contesti s’inserisce, quali sono le “rinunce” educative che compie abdicando al proprio ruolo.
Una riflessione densa che ha tenuto per più di un’ora i presenti attenti, ha generato domande, e pur mettendo in luce la complessità della società in cui viviamo, ha spinto gli adulti presenti a non far diventare la società e i giovani stessi, una scusa per “ridursi” a genitori invisibili, catechisti invisibili, educatori invisibili, insomma persone che smettono di comunicare alle giovani generazioni la “buona novella”, che smettono di parlare di speranza, di vita, di resurrezione, nascondendosi dietro a due parole “è difficile”. Davanti alla rinuncia la domanda che sorge è: “Quando è stato facile?”.
Il pensiero che in ultima analisi abbiamo raccolto è quello di San Giovanni Bosco che ha speso la vita cercando e incontrando i giovani: siate dove sono i giovani, andate a cercarli, state con loro, parlate con loro.
Anna Maria Ponzellini
