Caro santo Curato d’Ars

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Proprio in questi giorni (precisamente, il 4 agosto) celebriamo la tua festa.

Tu, don Giovanni Maria Vianney, sei stato proclamato dalla Chiesa “santo” (fu il papa Pio XI, nel 1925)  e, per di più (col passare degli anni) anche “patrono dei Parroci”.

La tua è stata una vita semplice ed intensa ed hai vissuto, per oltre quarant’anni, il ministero di parroco ad Ars (allora un borgo, in Francia, con meno di 300 abitanti) trascorrendo le tue giornate dedicandoti a celebrare la Messa e a confessare, senza risparmiarti.

Tu, caro Curato d’Ars, sei il “mio” patrono ed è per questo che, con confidenza, mi rivolgo a te (da parroco a parroco).

Anzitutto “grazie” per la tua testimonianza sacerdotale.

Sai? Oggi, i fatti di cronaca, non sempre mettono in risalto le “virtù” del prete; o meglio, con i vari mezzi di comunicazione sociale e mediatica (così veloci e frequentati … ) è proprio vero che “fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce”. Che bello e quanta gioia, invece, sapere che tra i “santi” la Chiesa ha proclamato anche dei sacerdoti e quanta consolazione guardare al proprio cammino personale ed alla storia della propria famiglia, delle nostre Comunità ed alla vita della Chiesa locale ed universale (penso anche alla Chiesa in missione) ed accorgersi che ci sono tante esemplari testimonianze di vita sacerdotale.

Grazie, caro Curato d’Ars, perché mi ricordi (e ci ricordi) che essere prete, parroco è un’occasione preziosa per poter vivere in modo autentico il Vangelo, da discepolo di Gesù.

Leggendo la tua vita, tra le tante cose, rimango soprattutto colpito dalla tua dedizione al Confessionale. Molti testimoniano che confessavi più di dieci ore al giorno. Solo questo dice la tua paziente capacità di ascolto.

E’ vero, oggi, i tempi sono cambiati, anche i ritmi di vita, gli impegni e le attese nel servire una o più Parrocchie, però non farmi mancare mai il tempo dell’ascolto. Uno non nasce “parroco” ma lo diventa, di volta in volta, di esperienza in esperienza, di ascolto in ascolto, e (perché no?) mettendo in conto anche qualche fatica, errore ed omissione.

Una riflessione che nasce in me, leggendo la tua vita e il contesto storico in cui sei vissuto (la “laica” Francia del XIX secolo… ) è la forza della tua testimonianza (un evento davvero rivoluzionario): in te, San Giovanni Maria Vianney, si rivela la potenza della Grazia che agisce nella povertà dei mezzi umani.

Non posso non ricordare qui la verità di una “scoperta” che ha segnato ed accompagnato la vita dell’apostolo Paolo: “Ti basta la mia grazia: la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2Cor 12,9).

Caro Curato d’Ars, ho nel cuore tre doni da domandarti (o meglio da chiedere al Signore Gesù anche con l’affetto e l’aiuto della tua intercessione):

  • La mia Comunità, voglia sinceramente bene a tutti i “suoi” preti e li aiuti ad essere santi e desideri da loro tante cose, ma anzitutto questo “dono”.
  • Tocca il cuore di qualche nostro giovane nel rispondere “sì”, nell’essere di Gesù in modo speciale.
  • Infine rinnova il cuore di me parroco e di tutti noi sacerdoti perché, spendendoci con gioia e stima reciproca, sappiamo fondare l’unità di questa Comunità sull’Eucarestia, il perdono e l’amore reciproco.

Voglio concludere questa semplice lettera, ringraziandoti per un tuo consiglio prezioso (che ha caratterizzato il tuo ministero) che desidero fare mio e condividerlo con la mia Comunità:

“Davanti ad una preghiera ben fatta i dispiaceri si sciolgono come neve al sole”.

Grazie, caro Curato d’Ars!

Don Massimo