8xmille: Qualche precisazione

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Tante sono le parole, ma davvero troppe, che si sprecano a volte quando si parla dell’ “8xmille” destinato alla Chiesa Cattolica. Lascio a voi ogni commento su mirati e diversi giudizi o dichiarazioni che si leggono sui Giornali o sui Social network o si ascoltano al bar riguardo al Papa, alla Chiesa Cattolica, ai preti… etc.. etc.

Dovere del parroco è sensibilizzare la Comunità su questa “possibilità di bene” con una semplice firma alla Dichiarazione dei redditi. Sinceramente, devo ammettere il mio peccato di omissione in questi anni. Infatti (come tanti altri miei confratelli) mi sono semplicemente limitato a collocare in fondo alle nostre Chiese l’espositore e kit supporto depliant che la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) invia ogni anno alle Parrocchie.

Ho trovato, in questi giorni, un interessante articolo che (mostrando alcune “tipologie” di gente comune) presenta dati concreti di come nella nostra Diocesi di Milano (e non solo) vengono suddivisi questi fondi (dati riguardanti il 2018). Credo che questa informazione possa contribuire a mettere a tacere preconcetti e dicerie infondate. Dopo tutto siamo ormai nel mondo delle Fake News.

C’è il risentito: «Al mio paese non si è mai visto un euro dall’8xmille!». Il risentito magari non sa che il suo parroco (al Nord, al Sud, in città, in periferia…) è sostenuto per il 47% proprio da questa fonte. E che, quindi, l’8×1000 arriva anche sul suo territorio ogni mese. Oppure, non conosce i tanti micro-progetti che trovano spinta d’avvio grazie a questo sostegno. Lo scorso anno, ad esempio, nelle sette Zone pastorali della Diocesi di Milano, sono stati distribuiti denari a ben 67 realtà. E questo avviene regolarmente da 30 anni

Alcuni hanno ricevuto anche cifre significative, come è accaduto, per esempio, a Milano. Al progetto della Comunità la Scala – che accoglie nove maggiorenni maschi – sono andati 25 mila euro. Oppure a Inarzo, dove l’Abad servizi e lavoro ha ricevuto 10 mila euro per implementare postazioni di lavoro/tirocinio nel verde. Alla Casa della carità di Busto Arsizio sono arrivati, invece, 15 mila euro come contributo alla ristrutturazione di una sede unica per le attività di carità di tutta la città. A Monza l’Associazione volontari Caritas ha ritirato 14 mila euro per la promozione di donne disoccupate e/o in difficoltà, laboratorio di sartoria creativo, laboratorio spazio colore. Mentre alla cooperativa agricola sociale Madre terra di Cisliano sono stati destinati 15 mila euro per l’impiego regolare nell’agricoltura di giovani stranieri e la promozione di alimentazione sana. A Vimodrone 10 mila euro sono stati assegnati alla Caritas Cologno/Vimodrone per le necessità del territorio.

C’è poi l’anticasta: «Troppi soldi vanno al centro. I caporioni danno a chi ha già!». L’anticasta, per esempio, non conosce il valore e il servizio secolare che la Veneranda Biblioteca Ambrosiana presta alla città e al mondo intero. E ritiene che 500 mila euro elargiti a questa Istituzione siano fuori luogo. Così come non conosce i frutti che derivano dal connubio arte e fede e mugugna se al Museo diocesano vengono dati 300 mila euro. All’anticasta si rizzano ben dritti i capelli, invece, quando apprende che la Facoltà teologica è destinataria di 165.746,19 euro: «Chissà cosa danno da mangiare a certi cervelli…»; o che la Fom ne usufruisce di 400 mila: «Speriamo che non abbiano comprato solo cappellini e palloni!».

C’è poi il benaltrista: «Per risolvere i problemi ci vorrebbe ben altro! Non possiamo mantenere noi qui tutti gli immigrati. Bisogna aiutarli a casa loro. E poi non si può solo dare e non educare». Il benaltrista non sa che la Caritas ambrosiana, lo scorso anno, ha speso di 8×1000 solo 1.070.000,00 per gli stranieri. Mentre la Cei ha stanziato ben 21.469.836,00 euro, provenienti dai fondi dell’8xmille, per finanziare 159 progetti in tre continenti: 12.960.615 euro per 68 progetti in Africa; 4.800.492 per 67 progetti in America Latina; 3.268.296 per 23 progetti in Asia; 440.433 euro per 1 progetto in Medio Oriente. E che, quindi, li sta aiutando a casa loro.

Che bello se il risentito, l’anticasta e il benaltrista avessero incontrato lo scienziato, morto lo scorso anno, Stephen Hawking. Avrebbero appreso da lui che «il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza». E ne avrebbero tratto profitto.

Don Massimo