Una gita e un pasto per curare la comunità   

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

Dopo la bella esperienza della visita pastorale di domenica scorsa, nella quale l’arcivescovo ha molto insistito sulla dimensione comunitaria e fraterna della comunità cristiana, vorrei riprendere un suo passaggio nella lettera pastorale “Infonda Dio sapienza nel cuore”, di alcuni anni fa. In quella lettera pastorale c’era un affondo che stimola la riflessione per le comunità cristiane, nel senso di verificare proprio la dimensione dell’essere “comunità”. Si legge: “A me sembra che talora nelle nostre comunità i rapporti e i discorsi si ammalino di un’asprezza che non è compatibile con l’umile ricerca e preghiera per ottenere la sapienza.

Si ha l’impressione di una tale sicurezza perentoria sulle proprie convinzioni e proposte che cancella la disponibilità a cercare insieme, ad ascoltare con attenzione quello che gli altri hanno da dire. … Non è però uno stile cristiano e dobbiamo tutti insieme aver cura di essere una comunità in cui si gareggia nello stimarsi a vicenda, si mette al di sopra di tutto la carità, e il pensiero e la parola si lasciano ispirare dal timore del Signore”. Cercare insieme e ascoltare con attenzione è lo stile cristiano.

Mi pare che la comunità cristiana sia chiamata a vivere uno stile diverso nella qualità delle relazioni, divenendo una comunità “alternativa” che, in una società che produce relazioni conflittuali, utilitaristiche di tipo consumistico, esprima la possibilità di relazioni gratuite, forti, edificate dall’accettazione reciproca e dal perdono reciproco. Abbiamo bisogno di costruire insieme in modo visibile e vivibile comunità plasmate dal vangelo. Il vigore del cristianesimo passa dalla capacità di dare un contributo alla società civile per l’edificazione di una città veramente a misura d’uomo. In modo semplice direi che prima di giudicare o parlare a vanvera di una persona devi aver fatto un cammino a piedi con lui di almeno un kilometro oppure prima di accusare qualcuno devi aver condiviso con lui un pasto, anche frugale, ma seduti insieme attorno ad un tavolo con la possibilità di guardarsi negli occhi e di ascoltarsi pazientemente.

Papa Francesco nell’esortazione apostolica “La gioia del vangelo” al n° 100 scriveva: “Mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisioni, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?”

Ne sono convinto anch’io, una camminata e un pasto condiviso possono migliorarci umanamente.

Don Luigi