Partecipazione alla celebrazione Eucaristica

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

l’arcivescovo Mario ci invita ad interrogarci sul perché “la celebrazione della Messa, in particolare della Messa domenicale, abbia perso la sua attrattiva!”. Ascoltiamo insieme questo testo per far nascere nella nostra comunità un processo di verifica e di rinnovamento interiore e comunitario sulla bellezza di partecipare alla messa domenicale. Così scrive il nostro arcivescovo:

“Lo spezzare il pane è il gesto liturgico originale che fa riconoscere l’assemblea dei discepoli di Gesù come la comunità che fa memoria della sua Pasqua, vive del suo Spirito, pratica il suo comandamento. Noi popolo di pellegrini abbiamo bisogno di trovare nella celebrazione eucaristica quella fonte di gioia e di comunione, di forza e di speranza che possa sostenere la fatica del cammino.

Frutto della celebrazione eucaristica devono essere, infatti la gioia e comunione: la gioia che resiste  nelle tribolazioni della vita e fa intravedere a tutti che i cristiani sono il popolo della Pasqua, il popolo dell’alleluia; la comunione che fa dei molti un cuore solo e un’anima sola e semina nella storia un segno di fraternità possibile, una comunità in cui “non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).

Perciò non possiamo evitare di domandarci come e se celebriamo la cena del Signore. Come si spiega che la celebrazione della Messa, in particolare della Messa domenicale, abbia perso la sua attrattiva? Dove conduce il cammino di iniziazione cristiana che impegna tante buone risorse e coinvolge tanti ragazzi e tante famiglie, se alla sua conclusione non crea la persuasione che “senza la domenica non possiamo vivere”. La domenica si caratterizza per essere la festa cristiana che ha la sua origine e il suo centro nell’incontro della comunità radunata per lo spezzare del pane, per la celebrazione eucaristica.

Forse è tempo di reagire anche a una deriva che organizza i tempi del lavoro senza aver alcuna attenzione alla sensibilità cristiana per la domenica. Tale reazione, però, sarebbe evidentemente improponibile e velleitaria se i cristiani si dovessero riconoscere come sostanzialmente indifferenti alle condizioni per partecipare alla Messa domenicale, per favorire il ritrovarsi delle famiglie, per offrire l’occasione per quella Pasqua settimanale, la festa che consente di ritrovare il senso del quotidiano. Rinnovo l’invito a curare la celebrazione della Messa domenicale, a proporla con convinzione a tutti i fedeli, a interrogarsi sulla disaffezione di molti, troppi di noi. Il primo passo da compiere non potrà che essere la convinzione, la gioia, la partecipazione intensa di chi frequenta abitualmente la Messa e la cura perché ne vengano frutti di carità e di gioia”.

don Luigi