Trasformare la specie umana in umanità

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

più passano gli anni della guerra in Ucraina e non solo lì, pensiamo alla terza guerra mondiale “a pezzi” come continuava a dire papa Francesco, si moltiplicano le riflessioni e i dibattiti sull’impossibilità di risolvere i conflitti esistenti attraverso manifestazioni di sensibilizzazione sui disastri causati dalla guerra oppure con azioni non violente o anche con veglie di preghiera. Siamo impotenti! Liquidiamo le cose dicendo che fino a quando Putin e Zelensky non si decideranno a dialogare, la guerra non finirà! Questo è vero, ma non ci deve bastare per rassegnarci all’impotenza! Un interessante libro di E. Morin dal titolo “Svegliamoci” inizia con queste parole: “Non sappiamo che cosa ci sta accadendo ed è precisamente quello che ci sta accadendo, scrive Josè Ortega y Gaset. Che cos’è questa ignoranza? È miopia verso tutto ciò che va oltre l’immediato? Una percezione inesatta della realtà? Un sonnambulismo generalizzato? Che cosa sta succedendo al mondo intero? Cerchiamo di svegliare le nostre coscienze”. L’obbiettivo dichiarato di questo saggio di Morin è quello di trasformare la specie umana in umanità, questo diviene l’obiettivo fondamentale e globale di qualunque politica che aspiri non solo al progresso, ma alla sopravvivenza dell’umanità. In effetti le immagini che ci arrivano da più parti del mondo riguardanti guerre, attentati, soppressione di libertà sono semplicemente disumane, ci mostrano gli orrori perpetrati da uomini che hanno perso la bussola della loro coscienza e si sono sacrificati all’altare del violento, del forte, del vincitore e del disumano. Il disumano non ha nessuna pietà, spara per uccidere, senza scrupoli, anche bambini, anziani, donne, ammalati; bombarda case, ospedali, centri commerciali, stazioni, centrali elettriche. Tutto ciò è orribile, l’uomo si cambia in “orco”! Il credente di fronte alla disumanità dell’uomo non si arrende, come non si è arreso Davide contro Golia e come non si è arreso Gesù di fronte ai crocifissori. Il credente mette nella terra delle relazioni umane i semi della speranza. Ed è proprio su questo terreno che il credente incontra tutti gli uomini di buona volontà, anche non credenti, ma tutti seminatori di speranza. Morin chiude il suo saggio con queste parole condivisibili: “La nuova politica umanista di salute pubblica è il grande progetto che può risvegliare le menti rassegnate. Non è più la speranza apocalittica della lotta finale. È la speranza coraggiosa della lotta iniziale: necessita che si restaurino una concezione, una visione del mondo, un sapere articolato, un’etica, una politica. Essa deve animare non soltanto una resistenza preliminare contro le gigantesche forze della barbarie che si scatenano ma anche un progetto di salute terrestre. Coloro che raccoglieranno la sfida verranno da orizzonti diversi, poco importa sotto quale etichetta. Saranno restauratori di speranza”. La pace è un bene, oggetto della nostra speranza, al quale aspira tutta l’umanità. Talvolta un presente faticoso “può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino” (Benedetto XVI, Spe salvi). In questo modo, la speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili.

don Luigi