Tessere la città

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

a chi è capitato di sentirsi in affanno o di avvertire giramenti di testa può ben comprendere che il primo soccorso è quello di attivare una respirazione adeguata e serena. La respirazione è una delle attività naturali che forse spesso diamo per scontate, ma che forse meriterebbero una particolare attenzione per la nostra salute. Questa condizione fondamentale della nostra vita, mi fa intuire che anche la terra respira, anche la città respira, tutti noi respiriamo. Abbiamo avuto modo di vedere le immagini ad infrarossi, che ci mostrano la nostra bella pianura come la zona più inquinata d’Europa.

È facile intuire che per abitare la città bisogna innanzitutto rispettare il respiro della Terra. Per vivere la città dobbiamo rispettare la terra e curare il creato. Tutti possiamo diventare attori di una terra più pulita, abbandonando finalmente la bramosia dell’interesse speculativo che distrugge e la pigrizia dell’usa e getta.

La città non è solo ambiente e natura, è anche focolare, impresa e relazioni. Il grado di buona respirazione di una città lo potremmo misurare dalla capacità dei cittadini di “tessere”. Tessere le relazioni parentali e di buon vicinato, gettare via la stoffa strappata e in brandelli dell’odio o della rivendicazione puntigliosa, di vecchi rancori, imparare come fa Dio che, come suggerisce una poesia latino-americana, “tutto ritesse con il filo d’oro della gioia”. Tessere, con impianti economici nuovi e genialità imprenditoriali, il lavoro che sembra sempre diminuire per molti e aumentare in profitto per pochi. Si vive e talvolta, purtroppo si muore di lavoro e quindi tessere il lavoro significa curare la nostra vita perché è lì che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Tessere, senza pregiudizi, le diversità. Questa è la sfida più grande. In una città, come la nostra, aumentano sempre di più le diversità (culturali, morali, religiose, …) che possono essere viste come opportunità per iniziare a tessere o come occasione per strappare il vestito della città e ridurlo a brandelli. Fermarsi, riflettere, non reagire solo di pancia di fronte alle diversità, significa imparare a far respirare una città e soprattutto essere vicini a coloro che hanno il fiato corto, perché poveri. Aumentare le occasioni di incontro e confronto è la strada per non avere paura di ricominciare a tessere e di abitare le relazioni.

Papa Francesco nella Evangelii gaudium scriveva: “La nuova Gerusalemme, la città santa (Ap 21,24), è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. È interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città. Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze (n°71)”

E voglio concludere con una poesia che vede Dio in pianto di fronte a una creazione saccheggiata dalla violenza: “Dio è seduto e piange. Ma, guardate, raccoglie i brandelli, per ricominciare a tessere. Guardate! Dà vita a un nuovo arazzo, una creazione ancora più ricca, ancora più bella di quanto fosse l’antica!”.

don Luigi