Chi è tuo Padre?

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

c’è una frase nel Vangelo di Giovanni che spesso citiamo come slogan, ma che raramente lasciamo scavare dentro di noi: “La verità vi farà liberi”. Ma di quale verità parliamo? E soprattutto, liberi da cosa?

Nella terza domenica di Quaresima, Gesù ci mette davanti a uno specchio e ci pone una domanda scomoda sull’identità: chi è veramente tuo padre? Non si riferisce al DNA biologico, ma a quella “voce interiore” a cui diamo il potere di definire chi siamo. Nel cuore di ogni credente, convivono infatti due paternità opposte.

La prima paternità è quella che Gesù chiama “il padre della menzogna”. Non immaginarlo come un mostro rosso con le corna; è molto più sottile. È quella voce che semina sfiducia e che genera dentro di noi frasi simili: “Vali solo se produci, se sei perfetto, se non sbagli mai”, “Non fidarti di nessuno, alla fine ognuno pensa per sé, anche Dio è un giudice pronto a punirti”. Questa è la “paternità del peccato”. Peccare, in fondo, non è altro che credere alla bugia che Dio non ci voglia bene e che dobbiamo “rubare” un po’ di felicità da soli.

Dall’altra parte c’è la paternità di Abramo, il “padre della fede”. Abramo è l’uomo che, a 75 anni, molla tutto e parte verso l’ignoto solo perché si fida di una promessa.
Avere Abramo come padre significa: sapere che il tuo futuro non è una minaccia, ma una terra promessa, non devi guadagnarti l’amore di Dio; lo hai già. Puoi permetterti il lusso di sbagliare e ricominciare, scoprire che non sei un errore o un numero, ma un desiderio di Dio realizzato.

In ogni momento della giornata, noi decidiamo a quale padre somigliare.
Quando decidi di difendere un compagno isolato, quando trovi il coraggio di dire un “grazie” o un “scusa” difficile, stai attivando il DNA di Abramo. Stai dicendo: “Mi fido della Verità, non ho bisogno di barare per essere felice”.

Al contrario, quando ci chiudiamo nel cinismo (“Tanto non cambierà mai nulla”) o nel bullismo, stiamo cedendo alla paternità della sfiducia.

Gesù nel Vangelo di Giovanni (8,58) dice una cosa incredibile: «Prima che Abramo fosse, Io Sono». Ci sta dicendo che Lui è la sorgente stessa di quella fiducia. Lui è il Figlio che non ha mai dubitato del Padre.

La Quaresima non è un periodo di “tristezza”, ma un allenamento per cambiare paternità. È il tempo per smettere di ascoltare le fake news del pessimismo e iniziare a camminare con la schiena dritta, come figli liberi, figli di Abramo, figli di Dio.

don Luigi