Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
il brano del Vangelo di Giovanni sul “cieco nato” non è solo il racconto di un miracolo prodigioso, ma un vero e proprio manifesto del cammino cristiano. In un mondo spesso accecato da pregiudizi e certezze incrollabili, la figura di quest’uomo che riacquista la vista ci interroga profondamente: cosa significa vedere davvero?
Tutto inizia con un pregiudizio: “Chi ha peccato?”. I discepoli cercano un colpevole, Gesù cerca un’opportunità di salvezza. Cristo non spiega il dolore, lo abita. Usando la terra e la saliva, Egli compie un gesto “creativo”: come il vasaio con l’argilla, Gesù rifà l’uomo. La guarigione inizia quando accettiamo che Dio possa operare anche attraverso la nostra fragilità, sporcandosi le mani con il nostro “fango” quotidiano.
L’invito a lavarsi nella piscina di Siloe è il cuore del messaggio. Per vedere, bisogna fidarsi e camminare. È il richiamo al nostro Battesimo, che la tradizione antica chiamava appunto “Illuminazione”. Il cieco non riceve solo la vista fisica, ma inizia un percorso interiore: mentre i suoi occhi si aprono, il suo cuore riconosce in Gesù non solo “un uomo”, ma il “Signore”.
Il dramma del racconto esplode nel confronto con chi “crede di vedere”. I farisei sono prigionieri dei loro schemi e della legge; preferiscono la cecità delle loro regole alla luce della realtà. È un monito per tutti noi: il rischio più grande non è essere ciechi, ma convincersi di possedere già tutta la verità, chiudendo la porta allo stupore e al cambiamento.
Il cieco guarito viene interrogato, insultato e infine espulso. Eppure, la sua forza sta nella semplicità:
“Una cosa so: ero cieco e ora ci vedo”.
La fede non è un ragionamento astratto, ma un’esperienza che trasforma la vita. In un tempo in cui spesso ci nascondiamo dietro le parole, siamo chiamati alla stessa schiettezza: testimoniare la luce che abbiamo ricevuto, anche quando il mondo intorno sembra preferire l’ombra.
Lasciamoci interpellare da questo brano. Siamo pronti a lasciarci “toccare” da Gesù? Abbiamo il coraggio di lavare i nostri occhi nelle acque della sua Parola per guardare il prossimo con uno sguardo nuovo, libero dal giudizio? Il cieco nato siamo noi ogni volta che permettiamo a Dio di ridarci la speranza.
don Luigi

