Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
1. Senza irrigidirci contro il nuovo! Per lasciar fare allo Spirito di Gesù.
Nel lontano 1922 Romano Guardini ricorda che, dopo aver scritto e pubblicato, “Il senso della Chiesa”, l’anno dopo, sul Lago di Como, avviene il vero choc culturale, profondamente urgente nella sua anima; e dice che “il nostro posto è nel divenire, che dobbiamo inserirci, ciascuno al proprio posto, senza irrigidirci contro il ‘nuovo’, tentando di conservare un bel mondo condannato a morire”. Dice anche che “il nostro tempo è dato a ciascuno di noi come terreno sul quale dobbiamo stare e ci è proposto come compito che dobbiamo eseguire.
2. Cominciamo a contare da zero! Per vivere la comunità come siamo.
Un altro teologo, austriaco, Paul Michael Zulehner, docente emerito di Teologia pastorale presso l’Università di Vienna, risponde così alla seguente domanda: Professor Zulehner, molte comunità si lamentano della costituzione di unità pastorali sempre più ampie e della perdita di vitalità della vita ecclesiale. Guardano al futuro con pessimismo. Che cosa è urgente in questa situazione?
Molte comunità continuano ad avere la speranza e la pretesa di raggiungere tutti i battezzati. Questo è chiedere troppo. Oggi la religione, come ha sempre sottolineato il sociologo delle religioni ora deceduto Peter L. Berger, non è più un destino, ma una libera decisione. Di questo, molti cristiani non sono ancora consapevoli. Valutano il presente, quindi le chiese che diventano sempre più vuote, con uno strumento del passato, quando non si aveva alcuna possibilità di sottrarsi all’andare in chiesa. Questo è fatale. Perché crea la sensazione di una decadenza permanente e inarrestabile. Io consiglierei alle comunità parrocchiali di rovesciare i termini: cominciate a contare da zero! Cercate di darvi da fare per avere partecipanti interessanti. E se tutto funziona e le cose sono fatte bene, constaterete che forse numericamente i cristiani saranno di meno, ma che la qualità spirituale, la sostanza, non ne avrà sofferto. Direi che ci avviciniamo alla normalità biblica.
3. Vivere il vangelo sine glossa! Alla lettera! Per vivere la Pasqua in ogni incontro.
Interessante segno pasquale è anche la risposta dell’Abbadessa del Monastero delle Clarisse Otranto, suor Diana Papa, alla seguente domande: Che cosa fare per non identificare il Vangelo con un insieme di elaborazioni mentali e attivarci per vivere evangelicamente? Come scegliere di sporcarci le mani con coloro che abitano le periferie materiali ed esistenziali, che spesso testimoniano l’amore alla vita che noi rischiamo di teorizzare? Come possiamo condividere con loro anche la nostra esperienza di relazione, quale riflesso dell’amore Trinitario, che ci porta ad accogliere ogni altro semplicemente perché umano?
Forse è giunto il tempo di vivere il Vangelo sine glossa. Questa scelta ci porterà a lasciare volentieri le stanze dei palazzi, le sacrestie, i conventi, le sale delle decisioni, gli ambienti autoreferenziali, la preoccupazione amministrativa, i nostri gruppi rassicuranti, ecc. Il Vangelo ci guiderà sulle strade del mondo, per rendere credibile che veramente il Figlio di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14). Gesù ci invia verso gli uomini e le donne del nostro tempo, per condividere con loro, anche lontani dalle nostre storie, il rispetto del valore dell’esistenza, della persona e della vita relazionale. Apprendendo dalla relazione con il Signore l’arte di amare ogni persona senza condizioni e nella gratuità, siamo chiamati a vivere la “mistica dell’incontro” Da qui passerà la credibilità della nostra testimonianza.
Don Luigi

