Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
è utile riscoprire l’importanza del volontariato.
Il dizionario italiano definisce così l’aggettivo volontario:
- 1 Che viene fatto per libera scelta (contr. di obbligatorio): esilio v.; che è prodotto dalla volontà (contr. di involontario)
- 2 Riferito a persona, che fa qualcosa per libera scelta; in particolare, che presta spontaneamente la propria opera di assistenza in ospedali e altri istituti
A tal proposito ricordo anche una frase di San Tommaso: “nihil volitum quin praecognitum” (nulla è voluto che non sia stato prima conosciuto).
Queste definizioni ci permettono di entrare nella realtà del volontariato con due argomenti che descrivono la bellezza di questa esperienza. Il volontariato è fatto di libertà e intelligenza.
La sete di libertà abbraccia tutti e proprio per questo siamo tutti dei potenziali volontari. Lo stesso volontariato è paragonabile a un poliedro con infinite facce; sono innumerevoli i modi con i quali ciascuno di noi può prestare assistenza ai vicini o ai lontani, attraverso organizzazioni o personalmente. Il volontariato ci permette di esercitare in pienezza la nostra libertà, possiamo scoprire la gratuità, l’altruità, la relazione di aiuto, la promozione umana, i percorsi di autonomia, la solidarietà, la responsabilità, l’animazione, la promozione culturale e la vocazione.
Il volontariato chiama in causa anche l’intelligenza, la capacità di accorgersi, di interrogarsi, di osservare i bisogni del fratello e del creato. Jiddu Krishnamurti (1895-1986 è stato un filosofo apolide, di origine indiana, non volle appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o religione) definisce l’operazione dell’osservare in sostituzione al giudizio “la più alta forma di intelligenza umana” proprio perché trattasi di un’operazione di grande intelligenza cognitiva ed emotiva che ci consente di allargare le nostre possibilità di pensare e sentire facendoci “contaminare” da quanto proviene dall’esterno, dal mondo, senza chiuderci nelle nostre convinzioni facendocene scudo. Ed è per questo motivo, dunque, che il miglior antidoto al giudizio affrettato è la curiosità! Il volontario esercita la sua intelligenza con la curiosità, con la capacità di non giudicare, ma di affiancarsi al percorso di persone bisognose con l’umiltà di chi dona liberamente e gratuitamente. Spesso i volontari dicono che hanno ricevuto dalle persone che hanno assistito più di quanto loro stessi hanno donato. Questa frase ci fa capire che solo amando comprendiamo di essere amati. Cari volontari siate liberi, intelligenti, curiosi e amanti della vita. La ricompensa migliore ai volontari è questa frase di Tagore: “Sparirà con me ciò che trattengo, ma ciò che avrò donato resterà nelle mani di tutti”.
Don Luigi

