Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
non vi è mai capitato di parlare con qualcuno e accorgervi, solo dopo pochi minuti, che l’altro non vi ascolta più, si è perso nel suo smartphone e vi sta trattando come un lampione della strada?. A questo punto vi rendete conto che lui è come il palo della luce e a voi, forse, è rimasta un po’ di luce dentro! Nell’illuminante libro del filosofo coreano Byung-Chul Han, Le non cose, che vi suggerisco di leggere, scrive: “L’ipercomunicazione, il baccano comunicativo sconsacrano e profanano il mondo. Nessuno sta in ascolto. Ciascuno produce sé stesso”. E ancora: “Lo smartphone potenzia l’autoreferenzialità … L’altro è sempre meno presente, mediante lo smartphone ci ritiriamo in una bolla che ci protegge dall’altro. In tal modo scompare l’altro in forma di voce. … Ci sentiamo liberi, eppure siamo sfruttati, sorvegliati e influenzati … Con lo smartphone intratteniamo una relazione narcisistica. Oggi comunichiamo in maniera così maniacale ed eccessiva proprio perché siamo soli, perché avvertiamo un vuoto. Tale ipercomunicazione non è tuttavia appagante. Non fa che aggravare la solitudine, poiché le manca la presenza dell’altro”.
Non vi è mai capitato di partecipare ad una riunione in cui si fanno dei progetti, si discute sul cammino da proporre, si cerca di far nascere dal basso una chiesa sinodale, che si eserciti a camminare insieme, e nel bel mezzo del confronto iniziano a insorgere quegli interventi velati, ma spinosi, che cercano di ripetere le proposte, di non uscire dal “si è sempre fatto così” oppure da frasi con il plurale maiestatico “abbiamo deciso”, ma in realtà ha deciso chi sta parlando, o ancora come scrive G. Maistrello, cappellano della casa circondariale di Vicenza: “Interventi che mostrano la peggiore tra le caratteristiche di chi intende mettersi al servizio della comunità: il protagonismo! La voglia di emergere, di essere riconosciuti, di apparire, di essere visibili, di autocandidarsi in modo più o meno silenzioso, di utilizzare i temi evangelici per ricevere l’applauso…! Quante volte abbiamo sperimentato queste presenze molto attive nelle parrocchie, astute nel dire “tocca sempre a noi!”; che si lamentano perché non ci sono ricambi, quando sono proprio loro ad oscurare chi si propone per un ricambio; che si dicono sempre “stanchi” ma che si sentono offesi quando qualcuno propone la loro pensione; che esprimono giudizi pesanti sulle altre realtà parrocchiali, non direttamente, ma attraverso i loro accoliti“.
Insomma, anche nelle parrocchie è latente il pericolo dell’individualismo autoreferenziale e del protagonismo!
Nel discorso che il cardinal Bergoglio pronunciò ai cardinali prima dell’elezione papale disse: “Nell’apocalisse di Giovanni, Gesù dice che sta alla porta e bussa. Ovviamente quel testo si riferisce a lui che bussa dall’esterno in modo da poter entrare… ma adesso penso che a volte bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire”. Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium si esprime a favore di una chiesa in uscita: si tratta di una partenza molto specifica verso l’esterno, si tratta di lasciare l’edificio, l’istituzione, le usanze e la sicurezza, si tratta di una chiesa che esce da sé stessa. Per papa Francesco questo uscire da sé stessa della Chiesa è un costante atteggiamento: “trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato all’evangelizzazione del mondo attuale più che per l’autopreservazione (EG 27)”.
Don Luigi

