La bellezza e la giustizia salveranno il mondo?

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,

l’estate ci porta al viaggio, al riposo e all’incontro. Queste sono cose belle e buone per la nostra vita. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevski. Questa frase risuona forte anche oggi.

La “bellezza” appare ed illumina l’oscurità degli uomini. È Platone che riflette sul “kalos” (bello) cui radice è la medesima di “kalei” (chiamare).  La bellezza chiama, è una voce, a non accontentarci del mero estetismo delle apparenze, ma ci rimanda ad altre dimensioni “buone”.

Così nel Nuovo Testamento l’aggettivo “kalos” è indicato, scrive Ravasi, sia per indicare il “buono” e il “bello”. Perché la trascendenza unisce in sé, in modo unitario, verità e bellezza, bontà e giustizia. Per cui la categoria estetica diventa la grande categoria interpretativa della stessa etica. Allora si capisce il senso dell’affermazione di Benedetto XVIdella “bellezza” come ferita. Ovvero è la “feritoia” attraverso cui passa il senso profondo del “bello” (apertura all’infinito). Ecco la “potenza” del bello da riscoprire oggi contro un mondo circondato dalla “bruttura” e dalla “bruttezza”. La potenza, quindi per Ravasi, della Bellezza trafigge “anche la persona più superficiale e ne squarcia il velo di banalità, facendola diventare almeno per un istante una creatura autentica nella gioia e nella sofferenza. Alla fine, allora, per dare un senso a queste righe facciamo nostra la conclusione del Cardinale: (…) la bruttezza estetica conduce alla bruttura etica, ed è per questo che è necessario ritornare alla bellezza come antidoto alla cupa pesantezza e volgarità dei nuovi stili di vita. Una bellezza lieve, innovativa, che ama e non sfregia lo splendore del passato, ma che è anche capace di creare nuove forme di armonia, di originalità, di arte”.

Sant’Agostino diceva: “Meglio sarà quando non ci sarà nessuno cui dare le elemosine che ora diamo”. In altre parole, è bene dar pane agli affamati, ma è meglio riuscire ad eliminare la fame.

Scrive padre Arnaldo De Vidi dall’Amazzonia: “Quanti giovani ci sono nel rinnovamento dello Spirito, o hanno partecipato alla Giornata mondiale della gioventù o al giubileo come “sentinelle”! La droga destinata a loro non arriverà a colpirli, ma la piovra della droga continua a catturare la maggioranza dei giovani, le banche lavano i miliardi di dollari del narcotraffico; il Moloch della ricchezza e del potere condanna intere popolazioni a una vita miserabile. Dico questo perché molte persone di Chiesa vedono il pentecostalismo come la soluzione per la Chiesa e per l’umanità del secolo XXI. Si pensa che la conversione alla civiltà dell’amore sia possibile, chissà, con una processione, senza colpo ferire. Allora diciamolo a piena voce che bisogna lottare per la giustizia del Regno di Dio. È la lotta buona di e con Gesù Cristo. Il cristiano deve essere un irrequieto: il suo impegno per strutture giuste non è un optional, ma un essencial”. Durante l’estate potremmo riscoprire la virtù di un’anima “bella” e “irrequieta” con la ricerca appassionata di ciò che Dio ha seminato dentro di noi e nel mondo.

Don Luigi