Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
un ragazzo, che si chiamava Manu, che era davvero molto scortese e maleducato, si divertiva a scendere in strada, prendendosi gioco e insultando tutta la gente. Arrivò addirittura a bere una pozione magica chiamata “lancia parole”, con cui faceva molto male alle persone. I maghi del paese erano disperati e non sapevano proprio come fare per estirpare quel potere maligno dal giovane. Cercavano in tutto i modi di contrastarlo e si misero a elaborare un’altra pozione che avrebbe permesso al ragazzo di ascoltare i pensieri degli altri. Una volta bevuta questa magica bevanda, il ragazzo iniziò a provare vergogna, ascoltando quello che la gente pensava di lui. Ma non poteva aspettarsi niente di diverso, dal momento che li aveva offesi profondamente. Ma venne il giorno in cui una bambina, intenerita dalla triste storia di Manu, decise di diventare sua amica. Allora, Manu decise di usare l’incantesimo del “lancia parole” per fare del bene e dire cose belle e positive agli altri. In questo modo, il bambino poco alla volta cominciò a conquistare il rispetto per tutti, facendo nuovi amici e sentendosi in pace con sé stesso e il mondo.
Molte volte pensiamo di essere superiori a tutto e a tutti, non riconosciamo nessuna forma di superiorità morale o sociale e con spavalderia o cinico umorismo procediamo con atti offensivi senza riconoscere i diritti altrui. Quindi non si rispettano i fratelli e le sorelle, il creato, gli animali, … Noi diventiamo i “padroni”, senza rispetto! Imparare il rispetto comporta innanzitutto un processo interiore, come quando Manu, nella favola, scopre vergogna, cioè scopre un’interiorità da curare che diventa scoperta della ricchezza della diversità e della felice collaborazione nell’edificare la casa comune. In questo mese di ottobre con la conclusione del mese sulla cura del creato e della giornata missionaria mondiale, siamo invitati a scoprire che attraverso la cura (opere concrete di attenzione nei confronti degli altri e del creato) possiamo esercitarci nel rispettare ciò che ci è stato donato. Nella parola dono, si racchiude la scoperta spirituale che può migliorare la nostra vita. Infatti, nell’epoca tecnologica pensiamo che solo ciò che costruiamo noi merita rispetto, pensiamo che la tecnica salverà il mondo. Ma la storia ci insegna che la tecnica da sola non basta, serve anche fidarci di tutto ciò che ci viene donato dagli altri e dal creato. L’arroganza irrispettosa non porta da nessuna parte, è destinata a far morire e a non generare vita e speranza. Impariamo a donare rispetto per curare il mondo malato e le relazioni ferite.
don Luigi

