Il Nonno e il Nipotino (seguito)

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Il tuo sguardo, riprese il vecchio, non seppe comprendere.

Ascolta: il ruscello, affrettandosi verso il fiume e facendo crescere i fiori sulle rive, non insegnò all’anima tua che i tuoi giorni se ne vanno come le sue onde? Non ti dissero che tu devi, come esse, lasciare qualche fiore sul tuo passaggio?

L’amabilità, figlio mio, è la felicità!

L’uccello che lavora al suo nido, la formica che continuamente raccoglie granelli di biade, non parlano all’anima tua dell’occupazione e del lavoro?

Occuparsi, figlio mio, è la felicità!

L’ape, cogliente il miele per le sue sorelle dell’alveare e rozzante allegra; il passero, raccogliente il tuo pane per i suoi piccini e sembrante ancor più felice che l’ape, non mostrarono all’anima tua la dolcezza della carità?

Donarsi, consacrarsi agli altri, figlio mio, è la felicità!

I pulcini che si rifugiano, al primo richiamo, sotto l’ala materna, e là riposano tranquilli, non mostrarono all’anima tua la calma che risulta dall’obbedienza e dalla vita di famiglia?

Obbedire, amare, restare vicino a coloro che ci amano, figlio mio, è la felicità!

Il ragno infine, che si occupa sempre e ricomincia sempre, senza scoraggiarsi, il lavoro che non riesce se non dopo molti tentativi, non parlò egli all’anima tua di moderazione e di perseveranza?

La pazienza, figlio mio, e la fiducia nella riuscita, sono la felicità!

Il fanciullo sorrise al vecchio che gli tendeva il braccio e, gettandoglisi al collo e abbracciandolo, gli disse:

«Ho capito, padre mio, ma, povero ignorante che ero, avevo bisogno delle lezioni delle creature per conoscere la felicità?

Queste lezioni le trovo in voi, in voi così paziente, così lavoratore, in voi così buono per il vostro figliolo!».

(A cura di Monsignor Bruno Magnani)

 

Buone Vacanze!

Il Signore benedica la vostra partenza e il vostro ritorno,

e vi aiuti a ricrearvi fisicamente e spiritualmente.

 

(“L’angolino della Terza Età”)