Le Strisce Pedonali

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Delle grandi strisce bianche, fissate sul terreno, permettono alla gente di passare da un marciapiede all’altro, da un semaforo all’altro, favorendo una viabilità più sicura.

Infatti quando io passo sulle strisce pedonali mi sento più sicuro, calmo, tranquillo.

Nella mia esperienza ho notato che in genere le persone amano le scorciatoie per la fretta, la comodità, per guadagnare un po’ di tempo; e questo avviene anche quando si tratta di attraversare le strisce pedonali.

Vi confesso che tra quelle persone ci sono anche io e ve lo dimostro. Dalla mia casa, in via Cardinale Ferrari, mi avvio per andare in chiesa, attraversando la statale di via Roma; il semaforo segna il verde, affretto il passo prendendo la “furbesca scorciatoia”. Un uomo mi si affianca, mi saluta e mi dice: «dovrei passare sulle strisce pedonali… ma la fretta… eppure è importante, succedono tanti incidenti. A Milano, dicono, che si prende la multa se non si osservano queste regole». Rispondo che anch’io mi comporto come lui, ma capisco che non è giusto. Questo breve colloquio fuori dalle strisce pedonali mi ha fatto riflettere.

Pensavo ad una gustosa barzelletta, che recita così.

“Un vecchietto sta attraversando la strada sulle strisce pedonali. Passa un’auto a gran velocità e l’uomo è costretto a scansarsi in fretta cadendo rovinosamente al suolo. L’auto si ferma e il guidatore urla all’anziano signore: «Faccia attenzione quando scende dal marciapiede!». E il vecchietto, strabuzzando gli occhi: «Perchè? Ha intenzione di fare retromarcia?»”.

Ma tristemente mi venivano alla mente due disgrazie avvenute sulla via Roma. Era il 18 marzo 1972, vigilia della Festa di S. Giuseppe (allora festa di precetto). Dopo aver celebrato la S. Messa nel salone del cinema (non c’era ancora la chiesa), la gente ritornava alle sue case. Un gruppetto di persone stava attraversando la statale al semaforo di via Roma, quando una macchina investì tre persone: una deceduta durante la notte, le altre due, marito e moglie, ferite gravemente ma tuttora viventi.

Era il 4 gennaio 1997, Emanuela Di Micco, 22 anni, era in compagnia delle amiche, quando fu investita da un’auto pirata all’ingresso della pizzeria Capri in via Roma. Una morte assurda, che ancora oggi non manca di suscitare commozione nei cassinesi che conoscevano la giovane.

Nella Cappella dell’Oratorio, donata da papà Pino e mamma Loredana, si trova, lasciato da loro, questo messaggio toccante: “Padre nostro, è grande il dono della vita che ci fai. Ti ringraziamo per averci donato Emanuela per 22 anni meravigliosi sulla terra. Ora lei è nella tua casa, dove un giorno ci ritroveremo per sempre tutti insieme. Grazie. Loredana e Pino”.

Papà Pino ha già raggiunto la sua Emanuela in Paradiso. Ringrazio il Signore per quella correzione fraterna venuta dal cuore buono di quell’uomo e dell’accettazione umile da parte mia, che mi ha spinto a fare un serio proposito: attraversare le strade, il più possibile, sulle strisce pedonali.

A cura di

Monsignor Bruno Magnani