Il nome “campana”, secondo S. Isidoro di Siviglia, deriva da Campania. E siccome una delle prime fabbriche di campane si trovava a Nola, se ne attribuì l’invenzione a S. Paolino, vescovo di quella città dall’anno 409 al 431.
Da allora, ogni giorno, e più volte al giorno, le campane squillano dall’alto delle loro torri, nelle città e nei villaggi, come per prolungare la preghiera degli uomini, per dilatarla nelle foreste e sui monti e sui mari, per gridarla a Dio.
Quando gli Unni, i Goti, gli Ostrogoti, minacciavano le nostre città e Attila, il “flagello di Dio”, si avvicinava, le campane gettavano l’allarme e rincuoravano i cittadini alle eroiche resistenze.
E la campana squillò eccitatrice nel glorioso “Carroccio”, nei “Vespri Siciliani”, negli storici assedi di Firenze, Genova, Torino, nelle “Cinque Giornate” di Milano, nelle “Dieci Giornate” di Brescia, dal Castello del Buon Consiglio a Trento e dal campabile di San Giusto a Trieste…
Ogni volta che i barbari, i tiranni, gli stranieri, vollero invadere le nostre contrade, il popolo gridò con Pier Capponi: «Suonate pure le vostre trombe; noi suoneremo le nostre campane».
Che cosa dice al cristiano il suono della campana?
«Funera plango (piango i morti), fulmina frango (spezzo i fulmini), sabbata pango (canto le feste), excito lentos (scuoto i pigri), dissipo ventos (scaccio i venti), paro cruentos (metto in fuga gli assassini)».
“La mia voce è voce di vita; richiamo ai doveri i religiosi, venite. Lodo il vero Dio, chiamo i fedeli, raduno il clero, piango i defunti, fugo le tempeste, dò gioia alle feste”… è scritto sopra un’altra campana. Oppure: “proteggi con pia preghiera, o Santa Maria, coloro che raduno”.
Sia la maestosa campana “Maria Gloriosa” della cattedrale di Erfurt, sia la campanella della chiesetta sperduta sui monti, hanno una voce chiara per tutti i cristiani: ci ricordano Dio e i nostri doveri, quando suonano o a scempio o ad angelo o a doppio o a martello.
Mentre in Chiesa è l’altare a parlare di Dio, fuori sono i tocchi delle campane, limpidi e rapidi o gravi e pieni, a sciamare di casa in casa, di colle in colle, a riempire l’azzurro del pensiero di Dio.
Anticamente il campanile della chiesetta di via Roma a Cassina de’ Pecchi era di stile romanico e aveva una sola piccola campana, sui cui era incisa la data 1854 (anno della definizione dogmatica della Vergine Immacolata) e il nome del costruttore: Davide Cobianchi di Milano.
Nel 1929, in occasione della riparazione del tetto della chiesetta, don Ambrogio Verderio fece rialzare il campanile (l’attuale), ma troppo piccola era la campanella esistente, allora il buon parroco ne acquistò tre nuove fiammanti a Seregno dai fratelli Ottolina.
Nel frattempo si recò a Lourdes e comperò una statua della Madonna Immacolata, che, come un grande tesoro, portò con sè a Cassina de’ Pecchi.
Ho voluto scrivere questo articoletto in occasione della Festa della Santa Famiglia, per ricordare a tutti gli sposi, che nel corso del 2009 festeggiano l’anniversario di matrimonio e che la Comunità Pastorale “Maria Madre della Chiesa” ha invitato a partecipare alle S. Messe di ringraziamento nelle 3 parrocchie, che l’anziano parroco emerito è vicino a tutti loro con il pensiero, la preghiera, l’augurio e anche con il segno esterno del suono delle campane, per esprimere la gioia della Comunità, per una così importante circostanza.
(A cura di Monsignor Bruno Magnani)
