Venerdì 7 giugno: solennità del SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

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Nell’Antico Testamento si parla 26 volte del cuore di Dio, considerato come l’espressione della sua volontà: rispetto al cuore di Dio l’uomo viene giudicato.

A causa del dolore che il suo cuore prova per i peccati dell’uomo, Iddio decide il diluvio, ma poi si commuove dinanzi alla debolezza umana e perdona. C’è poi un passo nel quale il tema del cuore di Dio si trova espresso in modo assolutamente chiaro: nel profeta Osea al cap. 11 i primi versetti descrivono la dimensione dell’amore con cui il Signore si è rivolto ad Israele all’alba della sua storia: “Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio“.

In verità, all’instancabile predilezione divina, Israele risponde con indifferenza e addirittura con ingratitudine. “Più li chiamavo – è costretto a constatare il Signore -, più si allontanavano da me“. Tuttavia Egli mai abbandona Israele, perché “il mio cuore – osserva Dio – si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione“.

Il cuore di Dio freme di compassione!

Nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Chiesa offre alla nostra contemplazione questo mistero, il mistero del cuore di un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull’umanità. Un amore misterioso, che nei testi del Nuovo Testamento ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l’uomo.

Egli non si arrende dinanzi all’ingratitudine e nemmeno davanti al rifiuto del popolo che si è scelto; anzi, con infinita misericordia, invia nel mondo suo Figlio perché prenda su di sé il destino dell’amore distrutto; perché, sconfiggendo il potere del male e della morte, possa restituire dignità di figli agli esseri umani resi schiavi dal peccato. Tutto questo a caro prezzo: il Figlio Unigenito del Padre si immola sulla croce: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13, 1). Simbolo di tale amore che va oltre la morte è il suo fianco squarciato da una lancia. A tale riguardo, il testimone oculare, l’apostolo Giovanni, afferma: “Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue ed acqua“.

Fermiamoci insieme a contemplare il Cuore trafitto del Crocifisso. San Paolo afferma: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere con Cristo… Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù” (Lettera agli Efesini).

Essere in Cristo Gesù è già sedere nei cieli.

Nel Cuore di Gesù è espresso il nucleo essenziale del cristianesimo: l’Amore che ci salva ci fa vivere già nell’eternità di Dio.

Scrive l’evangelista Giovanni: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna“.

 (Benedetto XVI)