È bello entrare in un oratorio e incontrare persone disponibili, che aiutano, che stanno lavorando per voi.
È bello incontrare la gioia di persone che offrono il loro tempo per i bambini, i ragazzi, i giovani, le famiglie.
La nostra vita è segnata da persone generose che ci hanno aiutato a crescere o stanno ora aiutando i nostri figli. Chi si scorda la propria catechista? O la barista che ci dava le caramelle? O l’animatore dell’oratorio estivo? Le abbiamo anche sentite da chi teneva pulito per il solito pacchetto di patatine lasciato in giro.
Persone che, spesso, non abbiamo ringraziato; di alcune magari non ricordiamo neppure il nome.
Ma dove è la ricchezza del volontario in oratorio?
Il volontario in oratorio è felice quando vede i ragazzi crescere, diventare uomini e cristiani; non tanto o non solo quando riesce la sua attività.
Il volontario in oratorio è felice quando è amato; ma sa anche che il tentativo di indicare anzitutto Gesù, di essere persone vere richiede a volte di essere considerato un burbero. Il volontario in oratorio è contento se si spende al massimo per quello che sta facendo; ma lo farà ancor meglio se è consapevole che anche quello che fanno gli altri è importante.
Cosa ci fa ricordare un volontario in oratorio?
La generosità e la gratuità.
Generosità: l’oratorio, da sempre, va avanti con la disponibilità generosa. A volte, proprio tra volontari, può esserci anche un eccessivo giudizio su questa dimensione: chi è molto generoso vorrebbe che tanti (se non tutti) lo fossero altrettanto.
La gratuità: la motivazione del volontario è continuamente provocata, stimolata a purificarsi; sempre più chi fa il volontario capisce che deve anche (e prima di tutto) convertirsi personalmente; fare le cose, organizzare attività per amore di Dio e dei ragazzi.
È vero, a volte ci sono persone molto generose, ma che non convincono: danno la sensazione che quello che stanno facendo sia per la propria realizzazione, non semplicemente per il vero bene dei destinatari.
Questo, però, è quasi inevitabile: evidenzia che il volontario è in un continuo cammino di conversione verso la generosità, la gratuità e la collaborazione.
Le persone, infatti, si impegnano nel volontariato sia per rispondere ai bisogni della comunità, sia per soddisfare bisogni e desideri personali, e questo non contraddice affatto il valore dell’agire volontario ma, anzi, coloro che sono in grado di dichiarare che il loro volontariato risponde anche ai bisogni propri mostrano una percezione più completa e consapevole del proprio agire sociale.
Sì, perché, se non siamo consapevoli che il fare per gli altri soddisfa anche i nostri bisogni più profondi, rischiamo di negare questa nostra naturale dimensione.
La gratificazione che ci deriva dall’essere al centro dell’attenzione, dal potere e dal controllo che possiamo esercitare per esserci assunti in prima persona delle responsabilità, dal sentirci bravi ed aver fatto qualcosa di bene e di giusto per gli altri, o per avere rinunciato a qualcosa di nostro (anche soltanto al tempo), se non comprendiamo che tutto questo è un nostro bisogno e che per questo non vi è nulla di male, allora rischieremo di non saper mettere temporaneamente da parte il nostro protagonismo.
Insisteremo, ad esempio, per non mollare la sedia anche quando altri potrebbero fare altrettanto bene; criticheremo aspramente gli altri accusandoli di ciò che non riusciamo a vedere presente anche in noi stessi; escluderemo le persone nuove che approdano al nostro gruppo per diminuire la concorrenza; ci sentiremo profondamente offesi per non essere stati avvisati o coinvolti; oppure offriremo un’immagine di cristiano triste che compie un “dovere”.
In altre parole, più siamo consapevoli della bellezza e dei limiti di tutte le nostre motivazioni, più ci garantiamo la possibilità di scegliere. Più i nostri occhi saranno aperti alla verità di noi stessi e degli altri, più sapremo essere indulgenti con noi stessi e con gli altri, più potremo crescere nella gratuità e nell’ammonizione fraterna e dichiararci in ogni momento “servi inutili”.
Ringraziamo i tanti volontari che spendono ore ed ore per i ragazzi. Ringraziamoli ancor di più oggi, in un mondo pieno di persone che cercano i ragazzi solo per spennarli di tutto (centri commerciali, birrerie, discoteche,…): magari sono più bravi a inventare intrattenimenti, ma sicuramente non “gratuiti”.
È vero: a volte il volontario in oratorio è un po’ grezzo, o non ha la professionalità di un professore, di una assistente sociale, ma è disponibile a mettersi in gioco: assumendosi responsabilità educative che lo mettono un po’ in discussione.
In queste settimane siamo nel pieno dell’attività della “Città dei Ragazzi”: sappiamo quanto preziosa e necessaria sia questa proposta estiva per centinaia delle nostre famiglie e per i nostri ragazzi.
Sappiamo la fatica, il sacrificio che comporta da parte di tutti coloro che si stanno impegnando in questo periodo per garantire al meglio la riuscita dell’oratorio estivo.
Ricordiamoli e accompagnamoli nella preghiera.
Ringraziamo tutti: gli animatori, gli educatori, i genitori, e tutti gli adulti che collaborano alla buona riuscita di questo importante servizio.
Ringraziamo e impariamo a crescere insieme.
