Venerdì 12 giugno: Sacratissimo Cuore di Gesù

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LA NINNA NANNA DI DIO

Abbiamo un Dio innamorato di noi, che ci accarezza teneramente e ci canta la ninna nanna proprio come fa un papà con il suo bambino.

Non solo: lui ci cerca per primo, ci aspetta e ci insegna a essere piccoli, perché l’amore è più nel dare che nel ricevere ed è più nelle opere che nelle parole.

In questa Solennità del Sacro Cuore di Gesù abbiamo ringraziato il Signore perché ci dà la grazia, la gioia di celebrare nel cuore del suo Figlio le grandi opere del suo amore.

E amore, appunto, è la parola chiave scelta da papa Francesco per esprimere il significato profondo della ricorrenza del Sacro Cuore.

Perché, ha fatto notare, La solennità del sacro Cuore è la festa dell’amore di Dio, di Gesù Cristo: è l’amore di Dio per noi e amore di Dio in noi.

Una festa che noi celebriamo con gioia.

Due, in particolare, sono i tratti dell’amore.

Il primo è racchiuso nell’affermazione che l’amore è più nel dare che nel ricevere; il secondo in quella che l’amore è più nelle opere che nelle parole

Quando diciamo che è più nel dare che nel ricevere è perché l’amore sempre si comunica, sempre comunica, e viene ricevuto dall’amato.

E quando diciamo che è più nelle opere che nelle parole è perché l’amore sempre dà vita, fa crescere.

Il Pontefice ha quindi tratteggiato le caratteristiche fondamentali dell’amore di Dio verso gli uomini, riprendendo alcuni passi della Parola di Dio che ci parla dei piccoli.

Infatti, nel libro del Deuteronomio (7, 6-11), Mosè spiega perché il popolo è stato eletto e dice: perché siete il più piccolo di tutti i popoli.

Nel Vangelo di Matteo (11, 25-30), Gesù loda il Padre perché ha nascosto le cose divine ai dotti e le ha rivelate ai piccoli.

Dunque, ha affermato il Papa, per capire l’amore di Dio è necessaria questa piccolezza di cuore.

Del resto Gesù lo dice chiaramente: se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Ecco allora la strada giusta: Farsi bambini, farsi piccoli, perché soltanto in quella piccolezza, in quell’abbassarsi si può ricevere l’amore di Dio.

Non a caso, è lo stesso Signore che, quando spiega il suo rapporto di amore, cerca di parlare come se parlasse a un bambino. Difatti Dio lo ricorda al popolo: “Ricordati, io ti ho insegnato a camminare come un papà fa con il suo bambino”.

Si tratta proprio di quel rapporto da papà a bambino, ma – sottolinea il Papa – se tu non sei piccolo quel rapporto non riesce a stabilirsi.

Ed è un rapporto tale che porta il Signore, innamorato di noi, a usare pure parole che sembrano una ninna nanna.

Nella Scrittura il Signore dice infatti: «Non temere, vermiciattolo di Israele, non temere!».

E ci accarezza, dicendoci: «Io sono con te, io ti prendo per mano».

Questa è la tenerezza del Signore nel suo amore, questo è quello che lui ci comunica e dà forza alla nostra tenerezza e al nostro amore.

Invece, se noi ci sentiamo forti, mai avremo l’esperienza delle carezze tanto belle del Signore.

Le parole del Signore ci fanno capire quel misterioso amore che lui ha per noi.

È Gesù stesso che ci indica come fare: quando parla di sé, dice di essere «mite e umile di cuore».

Perciò anche lui, il Figlio di Dio, si abbassa per ricevere l’amore del Padre.

Un’altra verità che la festa del Sacro Cuore ci ricorda si può ricavare dal brano della prima lettera di san Giovanni: Dio ci ha amato per primo, lui è sempre prima di noi, lui ci aspetta.

Il profeta Isaia dice di lui che è come il fiore del mandorlo, perché fiorisce per primo nella primavera.

Dunque, quando noi arriviamo lui c’è, quando noi lo cerchiamo lui ci ha cercati per primo: lui è sempre avanti a noi, ci aspetta per riceverci nel suo cuore, nel suo amore

Questi due tratti indicati possono aiutarci a capire questo mistero dell’amore di Dio con noi: per esprimersi ha bisogno della nostra piccolezza, del nostro abbassarsi. E ha bisogno anche del nostro stupore quando lo cerchiamo e lo troviamo lì ad aspettarci.

Ed è tanto bello capire e sentire così l’amore di Dio in Gesù, nel cuore di Gesù.

Preghiamo il Signore perché dia a ogni cristiano la grazia di capire, di sentire, di entrare in questo mondo così misterioso, di stupirci e di avere pace con questo amore che si comunica, ci dà la gioia e ci porta nella strada della vita come un bambino tenuto per mano.

 

(Dal commento sull’omelia di Papa Francesco nella S. Messa del Sacro Cuore di Gesù, celebrata nel 2014 nella cappella della Casa Santa Marta)