Fidarsi e perdonarsi

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Mi chiamo Enrico; sono sposato da 34 anni con Monica, abbiamo quattro figli; tre dei quali già sposati e uno che sta preparandosi al farlo. Abbiamo anche tre nipoti, al momento: Giovanni, Margherita e Giacomo, ma il potenziale è di quelli importanti. Ci è stato chiesto di raccontare qualcosa della nostra esperienza, individuando qualche parola chiave che sia stata significativa nel nostro percorso.

Ragionandoci un po’, la prima parola che ci è venuta in mente è stata FIDARSI.  In che senso?  Fidarsi di chi e di che cosa? Beh, prima di tutto fidarsi uno dell’altro, senza riserve. Per noi, decidere di sposarci ha significato questo: essere determinati ad imboccare una strada a senso unico, in cui non sono previsti ripensamenti, nè “inversioni a U”.  Si parte insieme per arrivare insieme. Questo è un punto che in 34 anni non è mai stato messo in discussione. Neppure ci è venuto in mente che potesse esserlo. Discussioni tante; magari qualche litigio; il più delle volte su argomenti effimeri; mai sulle ragioni del nostro stare insieme o su come impostare la nostra vita; l’educazione dei figli; le scelte abitative o lavorative

Ma poi ancora FIDARSI della Provvidenza. Siamo partiti nel 1988 all’insegna della più completa precarietà. Se per avere dei figli avessimo aspettato di acquistare la casa, di avere il posto fisso, di poter contare sul supporto dei nonni, oggi non avremmo la bella famiglia che abbiamo. Se c’è una cosa di cui abbiamo fatto esperienza, è che le scelte vanno prese senza aspettare di avere preventivamente risolto ogni problema o pianificato ogni inconveniente. Le scelte vanno prese in coscienza, riflettendoci sopra e soprattutto pregandoci sopra. Se poi queste richiedono a volte un po’ di coraggio; scopri che il buon Dio non ti lascia al palo, senza una risposta. Il Vangelo di oggi ed il comportamento di san Giuseppe mi sembrano eloquenti a riguardo

Infine FIDARSI di ciò che ci riserva il futuro. Benchè quanto ci circonda ed il contesto in cui viviamo non suggeriscano grande ottimismo, siamo sempre stati convinti che il domani sarà il risultato di ciò che costruiamo noi oggi. Se quindi i segnali che si intravedono all’orizzonte sono cupi, ragione in più per prenderne coscienza e rimboccarci le maniche. Quando si è totalmente al buio, ci si può lamentare dell’oscurità, oppure …. accendere una candela!

La seconda parola che ci è venuta in mente è PERDONARSI. Quando ci siamo sposati, di comune accordo abbiamo preso una risoluzione: mai concludere una giornata senza avere fatto pace; senza avere appianato un litigio. Abbiamo fatto nostro il consiglio di San Paolo “il sole non tramonti sulla vostra ira”. Provare per credere. Non è così difficile come può apparire. Se anche pensi di avere tutte le ragioni del mondo, scoprirai che chiedendo scusa il contrasto più duro si sgonfia come un palloncino.

Anche nei confronti dei figli, a cui ci siamo sempre sforzati di chiedere scusa per avere perso la pazienza; fatto un rimprovero ingiustificato; dato un castigo ingiusto. So per certo che questo ha lasciato in loro una buona traccia. I figli sono giudici attenti e implacabili. A loro non importa avere dei genitori che non sbagliano mai (anche perché non è così). Vedono i tuoi difetti; scorgono i tuoi limiti; colgono i tuoi errori. Ciò che importa è che vedano in te lo sforzo per correggerli. Se lo vedono, a loro volta ti perdonano e insieme al perdono si genera la stima.

A queste brevi considerazioni vorrei aggiungerne un’ultima, mia personale. A tutti i padri consiglio di scoprire la devozione a San Giuseppe. Lui è il modello a cui ispirarsi come sposo, come padre e come lavoratore. Siccome non mi risulta di dover fare altro nella vita se non queste tre cose, pregarlo e cercare di imitarlo mi sono sempre stati utili

Enrico e Monica