Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
Perché la Parola di Dio è una parola buona per la vita?
Innanzitutto, perché la vita ha bisogno di parole. Le parole sono la via madre della comunicazione e ci aprono all’intelligenza del creato e delle relazioni con gli altri. Nell’universo delle parole possiamo anche cercare parole buone ed in mezzo a tante altre parole buone, scopriamo che la parola di Dio è più simile a una lampada luminosa che a una notte oscura, è più simile a un giardino fiorito che ad un deserto sterile e ancora, è più simile alla vita che ad una favola. La Parola di Dio ci racconta la vita vissuta degli uomini e delle donne di questo mondo per aiutarci a scoprire la nostra risposta possibile alla chiamata di Dio.
Inoltre, noi la leggiamo perché è “misteriosa” e noi siamo attratti dal mistero della vita e dell’universo perché ogni generazione ha trovato nella Bibbia nuove intuizioni per continuare la ricerca di senso del cammino della vita.
Infine, la leggiamo perché è matrice di speranza. Infatti, non è un libro per distruggere, ma per costruire; non è per uccidere, ma per vivere; non è per punire, ma per consolare; non è antico, ma sempre nuovo nel cuore di chi ascolta. È un libro di libri che termina così: “Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita. … Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,17.20)
Ricordiamoci che la fede non è un soprammobile donato una volta per sempre, che richiede al massimo qualche spolveratina; è un organismo vivo, si rafforza o si attenua con noi, può crescere, ma può anche diminuire o spegnersi. Se non è alimentata, come ogni altro organismo deperisce e muore.
Come si fa a dedicare tempo alla lettura della parola di Dio al di fuori di un monastero, quando le giornate sono piene?
La lettura della Parola di Dio è un esercizio elastico, perché non è un indottrinamento, ma una risposta convinta ad una parola buona accolta. Per un laico si potrebbe pensare a un quarto d’ora al giorno, anche distribuito in diversi momenti della giornata. È quel “tempo di Dio” che dà valore al “tempo dell’uomo”, al restante spazio di 23 ore e 45 minuti della giornata. È vero che la preghiera deve essere “incessante” (cf. Lc 18,1: 1 Tess 5,17), ma questo invito non va inteso nel senso di un’orazione mentale o verbale continua: anche Gesù, oltre a pregare, mangiava e dormiva, incontrava le persone e predicava. La preghiera “continua” è piuttosto la consapevolezza che il Signore è presente in ogni momento della giornata: mentre studio, dormo e lavoro, mentre mi alleno in palestra e incontro gli amici. “Sia che mangiamo, sia che beviamo, siamo del Signore” (1 Cor 10,31). Ma proprio per guadagnare questa consapevolezza, proprio perché la preghiera sia “continua” e diffusa in tutte e 24 le ore della giornata, è necessario che vi sia uno spazio e un tempo, per quanto piccolo, in cui il Signore ha l’esclusiva. Questo quarto d’ora sarà il “la” che eleva la qualità del tempo restante della giornata.
Come fare quindi, concretamente, a praticare la lettura della Parola di Dio?
Impara a regalarti del tempo per ascoltare.
don Luigi

