Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
Questa settimana vi propongo una parte del discorso che mons. Heiner Wilmer, vescovo di Hildesheim in Germania, ha tenuto sabato 8 novembre durante un Convegno dal titolo: “La solitudine dell’Europa: le Chiese e l’Unione”.
“Quando oggi parliamo della questione sociale, parliamo del cuore stesso della fede. Perché là dove la dignità dell’uomo è minacciata, dove le persone vengono sfruttate, dimenticate o trascurate, lì si decide se il Vangelo è soltanto predicato o veramente vissuto.
La Conferenza Episcopale Tedesca lo ha espresso così (1980): «La questione sociale è una questione di fede. Essa riguarda l’uomo come creatura di Dio e la società come luogo di responsabilità reciproca».
L’Europa si trova in un momento decisivo. Abbiamo pace, abbiamo benessere, abbiamo democrazia, ma sentiamo che qualcosa si è incrinato.
L’Europa non deve essere solo una comunità amministrativa, ma una comunità di valori. La democrazia non vive soltanto di procedure, ma di convinzioni profonde.
Papa Benedetto XVI disse al Bundestag (2011): “La democrazia non vive solo delle maggioranze, ma di criteri che sono più grandi dell’uomo stesso”. E io aggiungo: una democrazia senza Dio diventa totalitaria. Una democrazia senza trascendenza, senza apertura al cielo, diventa radicale, perché perde la misura. Ma è vero anche il contrario: una democrazia può abusare di Dio. Abbiamo visto, in Europa e negli Stati Uniti, come i simboli religiosi siano stati strumentalizzati, come la croce sia diventata un segno di potere invece che di pace.
Come Chiesa, dobbiamo imparare un nuovo modo di parlare e di ascoltare. Un tempo eravamo sicuri di sapere che cosa fosse giusto. Dicevamo alle persone che cosa dovevano fare o non fare. Indicavamo ai politici come dovessero agire. A volte con zelo, altre volte con presunzione.
E sì, ci sono stati momenti in cui la Chiesa si è troppo avvicinata al potere politico, perdendo la sua libertà profetica. Oggi abbiamo bisogno di altro: di umiltà, di sobrietà, di ascolto. Papa Francesco e Papa Leone XIV insistono entrambi: la sinodalità non è una riforma strutturale, ma un atteggiamento del cuore.
Per questo dobbiamo porci due domande. Anzitutto, di che cosa hanno bisogno le persone oggi – nella loro solitudine, nelle loro paure, nelle loro speranze? E poi: che cosa chiede il Vangelo in questo tempo?
Dall’incontro tra queste due domande nasce la missione per il mondo. Non dal potere, non dalla predicazione, ma dalla relazione.
Per molto tempo abbiamo saputo troppo bene che cosa fosse il bene per gli altri.
Lo abbiamo spiegato, predicato, a volte imposto. Ma abbiamo domandato troppo poco.
Oggi è il tempo delle domande. E questo non è segno di debolezza, ma di maturità.
La democrazia si nutre del dialogo. Quando le voci smettono di parlarsi, la società si indebolisce. La Chiesa può aiutare a riscoprire l’ascolto come una virtù che custodisce la convivenza.
Una Chiesa che ascolta impara. E una Chiesa che impara, diventa credibile”
Don Luigi

