Innamorarsi

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

l’innamorarsi nell’esperienza umana è molteplice, perché nell’avventura della vita abbiamo la possibilità di innamorarci in tutte le stagioni della vita, in tutti i luoghi della terra e su tutto ciò che in qualche misura sfiora i nostri sensi e attira la nostra ragione. Non intendo l’esperienza dell’innamorarsi solo ridotta all’esperienza tra un uomo e una donna, ma allargata alle molteplici esperienze di vita in cui intuiamo l’attrattiva proprio attraverso la passione che investiamo nel realizzare ciò che ci sta a cuore. In una stagione culturale in cui l’individualismo e l’indifferenza sembrano avere la meglio, mi sembra importante riscoprire la bellezza dell’innamoramento. La Bibbia elogia l’innamoramento nel libro del Cantico dei Cantici, che consiglio a tutti di leggere. Leggiamo nel capitolo 2 ai versetti 9 e 10: ” Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi dice: Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!”. L’innamoramento ci sveglia, ci toglie di dosso l’accidia (avversione ad operare), ci rende dinamici e non statici, aperti e non chiusi, altruisti e non egoisti e soprattutto ci fa scoprire dimensioni interiori inesplorate e svelate attraverso una nuova dedizione alla vita. Sempre nel Cantico dei Cantici troviamo una domanda interessante al capitolo 5 nei versetti 8 e 9: “Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore! Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, o tu, la più bella fra le donne? Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, perché così ci scongiuri?”.

Perché innamorarsi? La risposta più semplice, ma al tempo stesso la ritengo la più vera, perché in questo preciso istante il nostro cuore sta battendo, pulsa sangue nel nostro corpo, siamo vivi, siamo strutturalmente fatti per amare. Siamo nati dall’amore e crediamo in un ultimo ed infinito abbraccio di Amore. Scriveva un teologo gesuita Michel De Certeau, che ha approfondito nel suo percorso intellettuale il tema dell’alterità, una frase illuminante: “Se solo un infima parte dell’energia che si spreca per essere ostili al prossimo venisse utilizzata per amare sé stessi, l’umanità potrebbe tirare il fiato e prosperare”. L’amore ci fa prosperare, ci rende capaci di cose impensate, ci fa stare bene con noi stessi e di conseguenza con gli altri.

Di che cosa innamorarsi? Direi semplicemente di tutto, perché come scriveva Meister Eckhart, filosofo, teologo e mistico vissuto a cavallo tra il 1200 e il 1300: “Niente è al di fuori di Dio. Tutte le creature sono in Dio e sono la sua propria divinità, e questo significa la pienezza”. Vale la pena di non temere l’innamoramento perché potrebbe riservarci scoperte inaudite. Tuttavia, mi permetto di indicare alcuni sentieri per scuoterci dalla pigrizia e dedicarci con passione. Per primo proporrei di innamorarci del quotidiano, di ciò che siamo e di ciò che ci capita, degli incontri che viviamo, della natura che ci avvolge, delle lacrime e dei sorrisi e delle storie di cui abbiamo la pazienza di ascoltare. Poi non escluderei di innamorarci del lavoro, perché ciascuno di noi ha dei talenti da donare agli altri, perché vediamo la sofferenza di chi è senza lavoro, perché “l’ozio è il padre di tutti i vizi”. La parte che ciascuno di noi compie realizzandosi attraverso il lavoro, anche se può sembrare monotono e ripetitivo, fa parte di un tutto che rende il nostro mondo vivibile.

Infine, proporrei di innamorarci di Dio perché mi pare essere un sentiero che ci fa incontrare l’accessibilità a Dio. Alcune mamme, ma anche dei papà, lo riconoscono: “Da quando mia figlia/o è innamorata non la riconosco più, è cambiata!”. L’innamoramento ci cambia, ci svela aspetti nuovi della vita, scopriamo energie che credevamo di non avere, abilità addormentate. Allo stesso modo la rivelazione biblica ci annuncia la scoperta di Dio come un incontro personale, un Padre misericordioso che aspetta il nostro ritorno, un Buon samaritano che si ferma per vedere che cosa ci è successo. Dobbiamo ammetterlo un Dio così è un Dio che si rivela “disorientandoci”, in effetti l’innamoramento è disorientante, non è possedere ma accogliere, non è trattenere ma accettare che qualcun’altro ci preceda. L’esperienza spirituale è innanzitutto la ricerca appassionata di come rispondere a questo disorientamento e scoprire gradualmente che Dio è proprio innamorato di me.  

Quando innamorarsi? Anche in questo istante, sempre!

don Luigi