Semplici, insieme e svegli!

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,  

alcuni anni fa i religiosi e le religiose dell’Austria avevano scelto come motto per i prossimi tre anni: “semplici, insieme, svegli”. Inoltre, avevano esortato a resistere al crescente pessimismo come se la fine del cristianesimo fosse vicina. Al contrario la storia del cristianesimo è essenzialmente una storia di rinnovamento. Per questo, è necessario prendere l’esempio da Gesù. Incontrandolo, la gente del suo tempo aveva avvertito nuove prospettive di vita e la loro paura del futuro era svanita. E conclusero il loro incontro con questa domanda: “Come possono le persone in ricerca percepire l’incontro con noi cristiani in modo tale da trovare una prospettiva per il loro futuro?”.  

All’inizio di un nuovo anno, queste semplici considerazioni di vita spirituale e di servizio al vangelo mi sembrano stimolanti anche per la nostra comunità. Innanzitutto, semplici! Non confondiamo la semplicità con superficialità o approssimazione, perché faremmo un torto a chi non si presenta a noi con la presunzione di imporsi, ma desidera condividere con noi ciò che è e ciò che ritiene importante. Talvolta anche nelle parrocchie si trovano persone che hanno quasi un talento nel complicare la vita degli altri, e questo si può comprendere a partire dal loro bisogno di primeggiare e mettersi in mostra,  e si presentano anche con una buona dose di falsa umiltà! Usando un gioco di parole: essere semplici, sembra troppo semplice! Gesù ci aveva già avvisati: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16), in giro ci sono i lupi, la prudenza insieme alla semplicità non guasta mai.

Poi, insieme. Stiamo vivendo la stagione della sinodalità, ma ancora una volta un linguaggio semplice ci introduce nel modo migliore, sinodo significa: “camminare insieme”. Significa avere una meta comune, accettare il passo di tutti, saper gustare il silenzio del cammino, ma soprattutto esercitarci all’ascolto. Se le nostre comunità imparassero ad ascoltare, sarebbero diverse. Siamo troppo pieni di rumori e del nostro io che vuole imporsi sugli altri; questo ci rende spesso autoreferenziali e incapaci di ascoltare gli altri e quindi di camminare insieme. È sempre più difficile trovare persone in parrocchia disponibili all’ascolto, si trovano più facilmente “dottori della legge” – sanno tutto loro – oppure “criticoni” – mormorare alle spalle ai crocicchi delle strade è il loro passa tempo – o infine “supereroi” – fanno di tutto per gli altri, ma non hanno ancora scoperto il “necessario” della vita cristiana. 

Infine, svegli. “Sentinella, quanto resta della notte” (Is 21,11). Iniziamo il nuovo anno tenendo fisso lo sguardo sulla realtà, mi sembra questa la condizione per poter rimanere svegli. Non bastano buone idee e buoni propositi per svegliarci, idee e propositi possono dare una mano, ma serve partire dall’ascolto attento della realtà per generare speranza. Questa convinzione che la realtà è il santuario della presenza di Dio ci deve spingere a farci compagni di viaggio dei nostri fratelli, a partire dalla loro realtà. Gesù con i due amici di Emmaus, si è messo a camminare con loro, ascoltandoli. Purtroppo, spesso la realtà ci fa paura oppure la giudichiamo con le nostre precomprensioni e quindi ci rifugiamo nelle idee, nelle lamentele, nell’organizzazione, nel gruppo di quelli che la pensano come noi. Insomma, si fa fatica ad ascoltare la realtà, ma è proprio qui che ci dobbiamo svegliare se vogliamo dare una prospettiva per il nostro futuro.

don Luigi