Per una discesa interiore

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Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,

vi propongo questo commento all’opera d’arte del prete artista Sieger Köder che offre dell’episodio evangelico dell’incontro tra Gesù e la Samaritanaal pozzo di Giacobbe (Gv 4) un’interpretazione originale. A differenza delle raffigurazioni tradizionali, che presentano i due personaggi frontalmente accanto al pozzo in una scena quasi “fotografica”, l’artista adotta una prospettiva sorprendente: colloca lo sguardo all’interno del pozzo, come se vi si calasse insieme all’osservatore. Questa scelta non è solo estetica, ma altamente simbolica.

Il pozzo diventa immagine della profondità interiore, del luogo in cui l’uomo è chiamato a guardare dentro sé stesso. La Samaritana è rappresentata sola, affacciata al pozzo, in atteggiamento di attesa e riflessione. Sembra il momento iniziale del dialogo con Gesù, ancora segnato da una certa distanza, ma già carico di interrogativi. La donna non appare frettolosa: il suo atteggiamento esprime pazienza, ricerca, apertura. Il volto di Gesù non è visibile direttamente, ma solo riflesso nell’acqua in fondo al pozzo.

Questo dettaglio suggerisce che l’incontro autentico con Cristo avviene attraverso una “discesa” interiore: solo guardando con sincerità dentro sé stessa, la Samaritana può riconoscere chi le parla. La risposta alla sua sete profonda si trova proprio in quella profondità. La luce assume un forte valore simbolico. Il pozzo è oscuro, ma dall’alto penetra un cono di luce che illumina la scena e fa emergere il riflesso dei due volti. Nonostante, logicamente, la donna dovrebbe essere in ombra, il suo volto è luminoso: è la luce di Cristo che rischiara la sua vita segnata dal disordine e dal peccato.

Nel dipinto compaiono due fonti di luce: quella naturale dall’alto e quella che, se si capovolge l’immagine, sembra emergere dal fondo, quasi a indicare una luce che nasce dalla profondità trasformata. Anche i dettagli simbolici arricchiscono l’opera. Il termine ebraico “bar” (pozzo) richiama “barà” (creare), suggerendo un significato battesimale: l’acqua come nuova creazione.

L’abito rosso della Samaritana rimanda al peccato, evocando le parole di Isaia (“se i vostri peccati fossero come scarlatto…”), ma allo stesso tempo preannuncia la possibilità di purificazione. Il gioco degli sguardi è centrale: dall’alto la donna guarda verso Gesù, mentre nel riflesso è Gesù a guardare lei. Se si capovolge il quadro, la Samaritana vede sé stessa, ma lo sguardo di Cristo continua a posarsi su di lei. Questo indica che l’incontro è reciproco e trasformante: Gesù non la giudica né le rinfaccia il passato, ma la guarda con verità e misericordia.

La conversione nasce proprio da questo sguardo. Giunta a un punto decisivo, la Samaritana riconosce la verità su di sé e, liberamente, sceglie di andare in città ad annunciare l’incontro: “Venite a vedere un uomo…”. Nessuno glielo impone; è il frutto di una presa di coscienza interiore. Il dipinto di Köder, dunque, non rappresenta solo un episodio evangelico, ma il cammino universale della conversione: scendere nella propria profondità, lasciarsi illuminare dalla luce di Cristo e rinascere a una vita nuova.

don Luigi