Carissimo popolo di Dio che vive a Cassina de’ Pecchi,
Il 22 febbraio inizia la Quaresima. L’invito è quello di entrare da protagonisti in questo tempo forte e favorevole di conversione. Chi di noi non ha bisogno di conversione? La vita cristiana è un continuo anelito alla conversione, se non fosse così, saremmo già morti spiritualmente! Proponiamoci di vivere il nostro cammino quaresimale attenti a tre concrete dimensioni spirituali.
La prima è pregare, ricordando che solo Dio è Dio.
La più grande tentazione nella preghiera è quella di modellare dio ai nostri bisogni. Facciamo alcuni esempi. Le persone che chiedono a dio ciò di cui pensano di avere bisogno, una sorta di macchina divina a gettoni, e non si preoccupano minimamente di ascoltare Dio. Poi le persone che hanno rinchiuso dio nella loro “conoscenza”, si sentono gli eletti e in genere il leader carismatico (di solito preti) attraggono a sé i fedeli, dimenticando di incamminarli incontro a Dio e alla vita della comunità cristiana. Poi ancora ci sono le persone che usano dio per giustificare le loro azioni, senza chiedersi prima che cosa mi dice Dio. Basti pensare alla bestemmia della guerra “in nome di dio”, un dio che deve benedire le armi, un dio che deve giustificare le stragi, un dio trasformato da noi in “violento”!
Ricordarci che Dio è Dio significa imparare l’arte dell’ascolto, non temere il silenzio, osare la fiducia e il coraggio del mettere in pratica la Parola di Dio. Essere umili.
La seconda è fare la carità. Non è l’invito all’attivismo sfrenato o al placare la coscienza con un’elemosina generosa. È la scoperta della “concretezza” e il desiderio di “conoscere” per aiutare di più e meglio. Come ci ricorda la lettera di Giacomo (1,14-17) “A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per sé stessa morta”.
Infine, la terza dimensione spirituale per il nostro cammino quaresimale è il digiuno, il cui scopo è aiutarci ad amare noi stessi in modo adeguato. Innanzitutto “abbi cura di te stesso”, cioè la proposta di ricomporsi, evitando gli eccessi, cercando un equilibrio interiore e riscoprire il dono più grande di Dio: la vita. Un esercizio spirituale che non è una teoria astratta, ma così concreto, che riguarda il nostro corpo, la pancia, il rapporto equilibrato con il cibo e il riposo. Inoltre, il digiuno, che diventa rinuncia al di più perché non necessario, può essere un aiuto concreto a chi non ha il necessario per vivere.
Insomma, una Quaresima per vivere meglio con noi stessi, con i fratelli e con Dio.
don Luigi

