5ª Domenica di Quaresima: di Lazzaro

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Lazzaro è morto, è nel sepolcro.
Ed è accaduto già da qualche giorno.
Avvolto nel sudario, fasciato dalle bende, il suo corpo si sta ormai disfacendo.
Lazzaro è morto, e tu provi nel cuore la stretta dolorosa di una perdita.
Lazzaro è morto, e tu vedi la tristezza sui volti di Maria e di Marta, vestite a lutto, tu ascolti il loro gemito e il loro pianto.
Lazzaro è morto, e sembra che ormai non ci sia più nulla da fare.
Quella pietra che copre il sepolcro, quella pietra fredda e pesante è ormai un ostacolo insormontabile.
Ma tu, Signore, non puoi accettare che tutto finisca così, che la morte dica l’ultima parola, che a vincere sia lei, ancora una volta.
Tu sei il Signore della vita e la morte vuoi combatterla, fino in fondo.
A costo di ferirti, a costo di spezzarti, a costo di cadere nelle sue mani.
Per questo tu risusciti Lazzaro, per questo lo richiami in vita, per questo lo restituisci all’affetto delle sue sorelle e dei suoi amici: perché si sappia che la morte, col suo carico di paura e di angoscia, ha ormai le ore contate.
Sì, sono io, questo Lazzaro, Signore, che tu vieni a liberare dai legami della morte.
Sono io, questo Lazzaro, strappato alla decomposizione del male, sottratto alla disperazione, rigenerato ad una vita nuova.
Proprio per me, tu vai incontro alla morte, perché possa splendere per sempre la Pasqua della vita eterna.

Roberto Laurita