Da Gesù viene la vita che guarisce dalla tristezza
Attraverso il Vangelo abbiamo conosciuto che da Gesù viene una vita che ci guarisce dalla tristezza, dal restare ripiegati su di noi, ci trasforma. Abbiamo visto che la rassegnazione è un peccato per noi e un abbandono per quelli che aspettano. Lazzaro, Marta e Maria sono fratelli di sangue, ma sono fratelli nella comunità del Signore.
Lazzaro malato e poi messo nel sepolcro è l’immagine di tanti malati, di tanti schiacciati dal peso di una condizione disumana, è l’immagine di popoli in preda alla paura, che aspettano di uscire dalla violenza togliendo quella pietra pesante che da anni li tiene prigionieri.
Ma dobbiamo riconoscere, davanti alla tomba di Lazzaro, che non abbiamo ancora compreso la profondità e la larghezza della vita che ci viene dal Signore. E Gesù oggi ci viene nuovamente incontro perché noi ci apriamo al mistero di amore che è la sua vita che si dona a noi.
Gesù rivolge a noi le parole dette a Marta: «Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?» (Gv 11,25). E a Gesù, che viene a noi e dona vita, noi possiamo rispondere con la fede, come Marta e Maria
Dice Origene, padre della Chiesa: «Esistono attualmente dei “Lazzari” che, dopo aver accolto l’amicizia di Gesù, sono caduti nella malattia, poi sono morti e sono rimasti nella tomba e nella regione dei morti, morti tra i morti. Dopo di ciò essi sono tornati viventi per la preghiera di Gesù e sono usciti dalla tomba mediante la voce possente di Gesù».
Ognuno di noi sa quanto e come sono vere queste parole per essere stati chiamati a nuova vita, quella vita che non finisce più, nemmeno con la morte.
Prepariamoci a stare accanto a Gesù, a seguirlo da vicino nei giorni della Santa Settimana, nonostante la nostra fragilità, il nostro peccato. “Se moriamo con lui, vivremo anche con lui” dice l’apostolo Paolo (2Tim 2,11).
